Mick St John

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Death Symphony, Episodio 18
view post Posted on 3/11/2008, 15:16P_QUOTE
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P.I.

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CITAZIONE

E' d'obbligo una piccola introduzione, da parte mia.
Stavolta, come ho detto già in altri fori, ho chiesto la collaborazione di due persone eccezionali per fare la fanfic (soprattutto per le parti di Beth, Simone e Cindy) e anche di una grafica talentuosa e le voglio ringraziare tutte e tre.
Spero che sia di vostro gradimento più della mia precedente!
Faccio solo poche piccole note:
- i link che compaiono sono inventati dagli autori
- la frase contrassegnata da * contiene una citazione di Alex o'Loughlin dal film Feed
- I numeri di C.A.P. sono reali: ne trovate notizie QUI: Progetto Polymath
- Le informazioni sui libri citati sono ufficiali e prelevati da Wikipedia

Ringraziamo tutti i nostri lettori che ci sostengono con il loro entusiasmo e come sempre...perdonate gli eventuali errori di battitura.

Buona lettura dell'episodio 18!
Alex / Mick



image




Death Symphony
- ff episodio 18 -




Lawrence quella sera d'ottobre piangeva seduto sulla sua poltrona preferita.
Tra le dita stringeva ancora il suo spartito, mentre sedeva con aria stanca.
Era felice e triste allo stesso tempo, come non era mai stato in vita sua.
E voleva rimanere solo con sè stesso ancora per qualche ora, mentre ripercorreva con la mente i ricordi di una vita.
In 25 anni aveva scoperto tante cose bellissime, l'amicizia, l'amore...la musica.
Ogni istante della sua esistenza conteneva una parte minuscola di essere che lentamente scivolava via.
Ma di una cosa Lawrence si era convinto davvero.
Che la musica avesse un potere incredibile, che attraversasse lo spazio e il tempo, che raggiungesse il cuore e l'anima di chiunque prestasse orecchio ad ascoltarla.
E credeva con tutto se stesso che nella musica fosse il segreto dell'immortalità.
Fin dai tempi del conservatorio aveva imparato che la vita di un uomo è cosa misera di fronte all'immensità dell'universo, paragonabile ad un battito di ciglia in confronto a quella di una stella del firmamento.
Ma aveva scoperto che l'uomo, nella sua piccolezza, era in grado di creare qualcosa da poter lasciare a chi veniva dopo di lui, in un'eredità eterna che poteva renderlo immortale.
Per anni aveva cercato di avvicinarsi alla perfezione, ma non si era mai sentito soddisfatto.
Non riusciva a tradurre in suoni quello che davvero gli scorreva dentro.
Fino a che non aveva incontrato Jeremy.
Lui aveva aperto i suoi occhi mostrandogli una nuova via.
A passi incerti, si era lasciato trasportare da lui in una dimensione mai esplorata.
E lì, Lawrence, aveva trovato qualcosa di impensabile.
Aveva ascoltato la musica del suo cuore e ora poteva tentare di riportarla su un pentagramma.
Nota dopo nota.
Fu allora che si alzò a fatica.
E impugnando il suo violino, portandoselo sulla spalla, intonò la meravigliosa sinfonia che aveva appena composto.
E più la suonava più si rendeva conto di non avere mai dato vita a nulla di più bello, mentre le lacrime gli rigavano il volto raggiungendo le labbra serrate in un sorriso appena accennato.
Non capiva perchè i suoi vicini fossero già venuti una volta a chiedergli di smettere di suonare.
Il signor Brown, in particolare, avvolto nella sua vestaglia scozzese, lo aveva rimproverato duramente.
Quella gente non era in grado di apprezzare la sua arte, era dura d'orecchio alla più alta forma di armonia e la diprezzava.
Questo tormentava l'animo sensibile di Lawrence.
E ora di nuovo qualcuno aveva bussato alla sua porta per rinnovare certamente la precedente richiesta.
Lawrence aprì con decisione, innervosito dalla forzata interruzione e sempre più convinto di dover perseverare nel suo intento.
Perchè anche voledo, non riusciva a smettere di suonare e ascoltare la sua musica.
Ma quando spalancò la porta, l'ultima cosa che rimase impressa sulla sua pupilla non fu il volto di Mr Brown.


************************************



Aprii come mio solito il frigo per recuperare il mio A positivo. Ma qualcosa non era al suo posto.
Ne ero sicuro.
Avevo finito le fialette da iniettarmi in vena.
Non ero ancora stato da Guillermo per recuperarne altre.
Invece ne vedevo due che troneggiavano al centro del portaprovette.
Mi guardai intorno un po' stranito, non riuscendo a capire come avevano fatto a sfuggirmi.
Così istintivamente, allungai il braccio per prenderne in mano una e la annusai.
"Beth?"
Ero certo che fosse suo: A0 negativo.
Lo stupore me la aveva fatta nominare ad alta voce, mentre corrugavo la fronte.
Ero curioso, ma decisi di aspettare che fosse lei a parlarmene.
Così richiusi lo sportello e mi versai il mio nutriente drink in un bicchiere pulito.
Mentre sorseggiavo, rifocillandomi, squillò il cellulare.
Lo afferrai immediatamente credendo che fosse Beth.
Aveva passato la notte da me, ma la mattina presto era tornata a casa per lasciarmi libero di riposare e per cambiarsi.
Ma mi sbagliavo, non era lei.
Sul display si visualizzava la scritta "anonimo".
Aspettai un secondo squillo, poi al terzo risposi.

"Mick St. John?"
La voce che mi chiamava era una voce femminile, dal tono freddo, quasi metallico.
"Chi parla?"
"Mick...mi senti?"
Mi sembrava di riconoscerla ma non riuscivo ad associarla.
"Sono io... chi è? Pronto?" Alzai la voce con tono un po' urtato.
"Mick, sono la pulitrice."
Per qualche secondo non riuscii a muovermi.

Non era una pulitrice, era la pulitrice.
E solitamente, la pulitrice non chiama i vampiri, sono i vampiri che chiamano la pulitrice.

"Che cosa è successo?"
Domandai e mi resi conto solo dopo della mia voce bassa e insicura.
Pensavo a Beth.
Non so perchè ma l'unica cosa cui pensassi era lei. Temevo che le fosse successo qualcosa.
"Mick abbiamo un problema. Puoi presentarti al magazzino prima possibile? E' una questione molto seria. Ci serve la tua consulenza investigativa. E vieni solo." Si raccomandò con decisione.
"Ci sarò." Le assicurai io mentre sentivo il cuore aumentare i suoi battiti.
Quando attaccai, sentii suonare alla porta.
Alzando lo sguardo sul videocitofono, vidi Beth farmi l'occhiolino con uno dei suoi sorrisi dispettosi.
E tirando un sospiro di sollievo andai alla porta per aprirle.

"Scusa se ci ho messo tanto..."
Mi sentivo meglio dopo essermi rinfrescato. E anche lei aveva bisogno di tornare a casa e sistemare un po' di cose.
Ogni volta che mi alzavo dal letto, sciogliendomi dall'abbraccio di Beth, provavo una voglia irrefrenabile di ributtarmi tra le lenzuola.
Era un chiaro segno che le cose andavano bene... per il momento.
E da quello che leggevo sul suo viso, anche lei era serena... per il momento.
Quando incontrai il suo sguardo, non potei fare a meno di sorridere compiaciuto.
" Ehi... Stavo giusto pensando di venire a cercarti, Beth...Tutto bene? "
Allungai un braccio per afferrarle la mano e invitarla ad entrare.
Beth ricambiò il mio sorriso accentuando di più il suo
"Si, è solo che mi mancavi..."
"Anche tu mi mancavi...ma solo un po'."

Feci in tempo a risponderle, fingendo inutilmente una certa scostanza.
Poi lei mi gettò le braccia al collo per baciarmi e io ricambiai con trasporto, accarezzando con le mie labbra il suo splendido sorriso.
Stringendola a me, la sollevai facendo qualche passo indietro, giusto il necessario per portarla dentro e a sufficienza per poter richiudere la porta.
Una volta in casa, la lasciai andare lentamente, senza però smettere di tenerla tra le braccia.
"Non ti ho baciata subito per discrezione...Stavo pensando che sarebbe meglio per te che noi due evitassimo effusioni qui fuori e nei posti che frequentiamo di più."
Ero serio, in quel momento. E la fissavo negli occhi per farle capire che era davvero importante per me.
La amavo troppo per farle correre dei rischi inutili.
"Non voglio farti correre pericoli nel caso in cui qualcuno dovesse puntarmi... Sai com'è, meglio essere prudenti, non ti pare?"
La accarezzai delicatamente sul viso cercando di rassicurarla.
"Griderei al mondo intero di amarti, Beth. Ma ho paura per la tua vita. cerca di capire..."
Lei mi guardò senza nemmeno tentare di nascondere la delusione.
"Ma...."
Cominciò sentendo già che discutere sarebbe stato inutile.
La mia richiesta l'aveva rattristata. Lo capivo benissimo.
"Beth...Credi che per me non sia un grande sacrificio? Ma non voglio che accada quello che è successo con Josh.
Io devo proteggerti... Sai bene quanto ti amo...mi sto rendendo conto che mi sto comportando da incosciente, per quanto sono preso dal nostro rapporto. E non va bene, così... "

Mi passai una mano tra i capelli per nascondere il mio malessere.
La telefonata della pulitrice mi aveva fatto toccare con mano quanto rischiassi di coinvolgerla nei miei guai.
Specialmente ora che il mio nome era sulla lista di qualcuno non ben identificato.
Sarebbe stata dura, ma dovevamo almeno provarci.
Solo che, prima che potessi resistere ancora a quella sua espressione delusa, mi trovai a cedere completamente al mio istinto.
La attirai di nuovo a me, e la baciai di nuovo.
Stavolta con più passione, con più vigore, premendo con forza la mia bocca sulla sua perchè capisse quanto adoravo perdermi in lei.
L'attrazione che c'era tra noi era sempre stata molto forte, ma ora che avevamo completamente tolto i freni inibitori,
mi sentivo pieno di adrenalina, in caduta libera.
La cosa più preoccupante era che cominciavo a capire Josef. Cominciavo a capire cosa lo avesse spinto ad abbracciare Sarah.
Dovevo pormi dei limiti prima che fosse troppo tardi.
Quando le nostre labbra si separarono, mi sentivo meglio.
"Questo non significa che smetta di dimostrarti quanto amore provo per te." Le spiegai
"Io sono sicura che tu sapresti proteggermi in ogni caso, ma..."
Beth si fermò, pensierosa.
"Va bene, faremo come vuoi, o almeno ci proverò."
Poi mi sorrise di nuovo beffarda.
"Ma sia chiara una cosa St. John. Ti toccherà faticare il doppio in dimostrazioni d'affetto!"
Ricambiai il suo adorabile sorriso e le risposi con assoluta convinzione.
"Bene Miss Turner, mi metta alla prova, allora... Farò del mio meglio per essere all'altezza delle sue aspettative...Vedrà che non la deluderò."
Sfiorai il suo naso col mio e poi allentai la presa sui suoi fianchi.
"La mia Beth..." Le sussurrai, maliziosamente.
Non volevo rovinare quel momento di tenerezza, ma avevo una certa urgenza e il mio dovere veniva prima del piacere.
Così intrapresi quel discorso tanto difficile che ci separava ancora una volta, contro la nostra volontà.
"Vorrei passare tutta la giornata con te Beth, ma ho ricevuto una telefonata inaspettata e devo uscire..."
Beth mi fissò incuriosita.
"Hai una nuova indagine in corso? Posso aiutarti!" Propose con ovvietà.
"Non stavolta..." Precisai con decisione.
"A questo caso devo lavorare da solo, Beth."

La seconda delusione su quel viso a me tanto caro, mi fece ancora più male.
Per fortuna Beth lo capì quasi subito.
"Roba da vampiri, eh? Okay, non ti chiederò altro. Lo so che di queste cose non vuoi parlare..." Mi rassicurò con un nuovo sorriso, lasciandomi una carezza sulla guancia.
"Non preoccuparti, Mick. Pensavo di passare ancora qualche ora con te, ma... ne approfitterò per andare da Ben."
Il discorso non faceva una grinza. E in quel momento recepii tutta la poteza di quell'involontario colpo basso.
"Mi ha chiesto di raggiungerlo in centrale per esaminare alcuni effetti personali di una persona scomparsa. Vuole che lo aiuti a trovare delle tracce..."
Rimasi per qualche secondo a fissare un angolo della libreria. Quel nome era diventato una vera e propria costante.
Cercavo di non pensare, ma non ci riuscivo.
Mi voltai allora di nuovo a guardarla cercando di sopprimere in me quel senso di fastidio che mi rodeva dentro.
Allungai il braccio per avvicinarla a me e guardandola negli occhi, quasi la implorai.
"Beth, non metterti nei guai...e ricordati che ti amo."



************************************



"Vieni con me Mick...Abbiamo un serio problema."

La pulitrice stretta nella sua attillatissima tuta di pelle, mi aspettava nel punto dove mi aveva dato appuntamento.
La seguii all'interno di un magazzino dove si occupavano dello smistamento dei rifiuti.
Dal 2000 era necessario fare una raccolta differenziata, mi spiegava lei mentre cercavo di non guardarmi troppo intorno. Preferivo rimanere all'oscuro dei metodi poco ortodossi del servizio di pulitura.
La mia guida mi fece strada verso la parte interna dell'edificio. Passammo in uno stretto corridoio in linoleum verde, davanti a diverse porte chiuse, fino a che non arrivammo davanti all'unica aperta.
Stavo per varcarne la soglia quando rabbrividii, sentendo un lamento provenire dalla stanza dirimpetto a quella.
Era un vampiro che piangeva.
La pulitrice mi fece segno di entrare per nulla scomposta, senza dare il minimo peso a quei singhiozzi forti.
Per un attimo pensai che stessero torturando qualcuno e non mi azzardai a domandare nulla.
Notai invece l'interno della stanza. Era semplicemente una sala adibita alle autopsie.
Lo capivo dall'odore di morte del cadavere che non facevo fatica ad immaginare sotto al lenzuolo sopra al tavolo operatorio, affiancato da due scatoloni.
La pulitrice si avvicinò e mi guardò per un istante, prima di scoprire il corpo.
Era sempre stata di una freddezza ineguagliabile.
Credevo che nulla potesse sconvolgere creature abituate ad essere spietate, come le pulitrici.
Quando sei addetto al lavoro sporco per il bene della tua comunità, cominci a pensare che forse sei nato per quello, perchè lo fai al meglio.
E che tanto se non lo fai tu lo farà qualcun altro.

Io avevo già visto molti cadaveri, alcuni ridotti davvero in condizioni terrificanti, ma non avevo mai visto un cadavere come quello.
Era un ragazzo poco più che ventenne. Ed era morto con sembianze umane.
Tuttavia riconoscevo l'odore del vampiro in lui.
"Lawrence Flown, 25 anni, un musicista. Un violinista per la precisione... è stato trasformato solo ieri. Lo hanno ucciso tra le 23:00 di ieri e l'una di stanotte. Nella stanza accanto c'è il suo sire, quello che hai appena sentito piangere...
Sai come sono strampalati gli artisti...la maggior parte di loro è bisex e pare che tra loro due ci fosse del tenero.
E' stato lui il primo a trovarlo...Lo stiamo interrogando per capire cosa sia successo e se può darci qualche informazione utile, ma non fa altro che piagnucolare e dire cose che hanno poco senso. E' sotto shock e dubito fortemente che possa esserci utile."

La pulitrice sembrava piuttosto scocciata da quell'argomento. Era chiaro quanto ritenesse debole questo sire innamorato.
Io invece non smettevo di guardare quel corpo. E capivo perfettamente il suo dolore.
"Lo sarei anche io se avessi trovato la mia donna in questo stato..."
Le spiegai indicando la gola del ragazzo.
La testa era stata posizionata accanto al corpo, ma era stata troncata di netto di certo con un'arma da taglio molto affilata.
"Aspetta Mick, non hai ancora visto la parte migliore..."
Mi spiegò lei con una smorfia di disgusto.
"Spero che tu non abbia fatto colazione."
Poi si chinò di nuovo sul corpo per mostrarmi la parte del dorso, abbassando ulteriormente il lenzuolo.
Notai subito il foro all'altezza del cuore e usai i miei poteri ricostruendo la scena.
"E' stato un paletto a fargli questo buco...ma come è possibile che la ferita sia rimasta completamente dilatata?"
Potevo vedere attraverso il corpo, il tavolo verde. Era trapassato da parte a parte.
"E' stato possibile con questo..."
Mi rispose, porgendomi il vassoio di metallo. Dentro c'era la punta di un paletto.
"Non toccarla. E' d'argento."
Annuii con decisione mentre lo sguardo ricadeva sul corpo martoriato di Lawrence. E con orrore capii finalmente a cosa alludesse la pulitrice.
"Le sue mani..."
Cominciai cercando di mantenere salda la voce, fissando le braccia mutilate.
La pulitrice mi fissò di nuovo in silenzio, comunicando solo con lo sguardo.
Mi voltai seguendo il suo movimento e vidi che erano state riposte a parte, in uno degli scatoloni.
Le diedi le spalle per un secondo passandomi una mano sul viso e trattenendo il respiro, cercando di controllare la mia espressione disgustata.
A quel punto, ricapitolai tutto quello che avevo visto.
Un paletto nel cuore, con la punta d'argento capace di rendere impossibile una qualsiasi minima recicatrizzazione dell'epidermide, il capo reciso di netto da un'arma affilata. E le mani tagliate.
Era troppo anche per me.
"Chiaramente, non vogliamo che la cosa diventi di dominio pubblico... Ora hai capito perchè ti ho chiamato, Mick St. John?"
La pulitrice si avvicinò a me come un gatto, accarezzandomi la spalla.
E io mi massaggiai il collo, cercando di riprendermi dall'orrore che avevo visto.
Avevo paura di avere compreso fin troppo bene.
"Direi di si. Dammi ancora qualche minuto per dare un'altra occhiata."
"Fai pure. Il resto te lo comunicherà chi ha fatto il sopralluogo con noi."

Dovevo controllare meglio il corpo. Ad un primo sguardo poteva essermi sfuggito qualcosa.
E così mi avvicinai nuovamente al tavolo.
Cercavo di mantenere lo sguardo lontano dai moncherini.
Quel Flown era un musicista e coloro che gli avevano fatto quelle amputazioni lo avevano fatto per lanciare un chiaro messaggio alla nostra razza.
Per quel ragazzo le mani rappresentavano il tesoro più grande. E qualcuno si era accanito ferocemente su di loro.
Annusai di nuovo il corpo per rivedere parte di quella terribile scena che era stata già ricostruita fedelmente.
Sentivo l'odore di due umani. Avevano agito insieme. E questo mi sorprese ancora di più.
"Che cosa ne pensi?"
Mi domandò con impazienza la pulitrice.
"Chiunque gli abbia fatto questo, aveva un arsenale antivampiro. E quella punta d'argento...è la loro firma.
Una pratica così antica, così classica...Una pratica decisamente studiata per intimorirci."

Conclusi io.
E ci stava riuscendo benissimo, a giudicare dalla tensione che leggevo sul viso della pulitrice.
Mentre ne parlavo, si era oscurata in volto ancora di più.
"Non girarci intorno...Sono preparata. Dillo e basta."
Mi sgridò.
"Per quello che ne capisco...è molto probabile che giochino a fare i cacciatori. Mi metto subito al lavoro."Provai a rassicurarla.

"Ma non da solo...Signor St. John. "
Una voce alle mie spalle richiamò la nostra attenzione. Era una voce femminile molto suadente.
"Mick, questi sono Cindy Morrigan e Roger Kale, ti affiancheranno nelle indagini."
Mi presentò la pulitrice.
E strinsi la mano ad entrambi con un sorriso a metà.
Lei, mi spiegò, era una profiler di New York. Dallo sguardo sorprendentemente azzurro e un corpo mozzafiato, notai io.
Lui invece era un agente dell'FBI con la mascella pronunciata e un corpo massiccio da orso ed ebbi l'impressione che volesse stritolarmi la mano.
La ragazza fu certamente più gentile di modi.
"Piacere di conoscerla signor St. John...E mi chami pure Cindy. Se vuole seguirmi, le mostro gli effetti personali del signor Flown."
Mi portò vicino agli scatoloni in cui erano raccolti gli "elementi" inerenti alla vittima, rinvenuti sul luogo del delitto.
" Il corpo è stato ritrovato nell'appartamento in cui viveva. Dall'esame balistico abbiamo accertato che è stato preparato accuratamente nella posizione in cui lo abbiamo trovato."
"E' strano che non si sia trasformato prima di morire...deve essere stato preso di sorpresa."
La interruppi per un istante.
"Giusta osservazione, signor St.John. Probabilmente non si è nemmeno accorto che lo stavano impalando. Poi lo hanno accuratamente decapitato. Infine gli hanno mozzato le mani. Le amputazioni sono state effettuate con precisione chirurgica, oserei dire. Il paletto, invece, è stato piantato ancora più a fondo nel cuore solo dopo che era morto. Come se fosse stato..."
"Inchiodato?" Azzardai.
L'agente Morrigan fece un sospiro sofferto.
"Credo che renda bene l'idea..."
"Dunque gli assassini volevano farci trovare il corpo in questo stato."
"A noi è sembrata una evidente dichiarazione di guerra, Signor St. John!"

L'agente Kale mi fissava preoccupato, mentre mi inginocchiavo accanto alla scatola dei reperti, imitato dalla profiler.
"Chiamatemi pure Mick. Se non vi dispiace voglio tirare fuori questa roba. "
Ero telegrafico nell'esprimermi e non riuscivo a nascondere il mio disappunto per il fatto che mi avessero affiancato quei due. Ancora di più lo ero perchè sapevo che Beth non poteva aiutarmi e di conseguenza avrebbe passato più tempo a contatto con Talbot.
Tuttavia, essendo un professionista, sapevo di dovermi controllare e mi sforzavo di riuscirci nel modo migliore possibile.
"Fa' pure..."
Cindy mi porse un paio di guanti usa e getta, mentre si accucciava accanto a me, noncurante della mia leggera ostilità.
Non c'era molto apparte gli abiti, il cellulare e una penna con uno spartito.
"Tutto qui?"
Domandai stupito.
"Il servizio di pulitura ha dovuto fare il suo lavoro..."
La pulitrice strinse i pugni con rabbia serrando i denti a quelle parole di precisazione.
"Non solo hanno ucciso uno dei nostri infierendo sul suo corpo in modo indecoroso, ma ci hanno anche chiamato dal suo cellulare per la pulitura..."
Mi spiegò a voce bassa Cindy.
"Praticamente gli abbiamo fatto un favore. Maledettamente astuti..."
Commentai.
Cindy annuii con decisione e si alzò, mentre io tiravo fuori i vestiti.
"Non ci sono impronte, apparte quelle della vittima e del suo compagno, però c'è una cosa che dovresti ascoltare appena hai un minuto...."
Presi dalle mani l'audiocassetta nella custodia che mi porgeva e gli diedi un'occhiata prima di mettermela in tasca.
Sopra c'era un'etichetta bianca e a penna era segnata un'iscrizione. Probabilmente il titolo del componimento.
La voce degli angeli.
"E' la trasposizione delle note sullo spartito che c'è lì dentro. Flown aveva appena composto una nuova sinfonia. E a mio parere un'opera d'arte unica. Tienila pure, noi ne abbiamo un'ulteriore copia."
Intanto avevo sbustato i vestiti e li avevo stesi sul pavimento.
La camicia azzurrina era imbevuta di sangue talmente tanto da avere cambiato colore quasi del tutto, come anche il pantalone di lino.
Ma in mezzo a tutto quel rosso, qualcosa attirò la mia attenzione.
"Cos'è questa?"
"Questa, cosa?
Mi domandò lei, meravigliata.
"Questa macchia chiara...qui."
Il sangue si era raggrumato e ora lasciava intravvedere una macchia più chiara sul bavero della camicia del ragazzo.
"Quella io non l'avevo neanche vista..." Annusò e vidi la sua espressione d'entusiasmo smontarsi.
"Sembra gesso. Non mi sembra molto importante..."
Senza aspettare che mi dicesse altro, annusai anche io identificando subito la sostanza.
"Mi serve la testa."
Sentenziai alzandomi e rivolgendomi alla pulitrice.
"Posso prenderla vero?"
Lei mi fissò per un istante, compiacendosi della mia determinazione e poi facendo spallucce, annuì.
Leggevo nei suoi occhi la piena fiducia in me e una profonda stima da quando avevo trovato il modo di consegnare loro Emma, limitando notevolmente i danni alla comunità.
"Se ci tieni... Posso lasciartela per 24 ore, ma non di più, Mick."
E senza farmelo ripetere, la imbustai per portarla via sotto lo sguardo incredulo dei due agenti.

"Mick, ti spiace far capire anche a noi?"
Roger sembrava urtato, mentre li distanziavo a passo svelto.
Mi voltai con lo sguardo inflessibile solo per un secondo.
Ero decisamente preoccupato per il fatto che due agenti additati tra i migliori si fossero lasciati sfuggire una traccia così importante.
"Avete mai visto uno di quei modelli di gesso che hanno la qualità di riprodurre fedelmente la dentatura di una persona? "
Domandai con tono greve, mentre mi fissavano stupiti e annuivano contemporaneamente.
"Per ottenere dei modelli accurati come quelli, un dentista deve rilevare dalla bocca del paziente l' impronta dentale, attraverso l’impiego di una formina, contenente un impasto di gesso, con cui si ottiene una copia perfetta e speculare della dentatura."
Detto in quel modo e tutto d'un fiato, sembrava decisamente complicato.
Sfortunatamente avevo imparato quella pratica in guerra.
Talvolta i medici erano costretti ad utilizzare quel metodo per effettuare un calco dentale e identificare un soldato dall'aspetto altrimenti irriconoscibile.
Avrei potuto aggiungere "Elementare Watson!"
Invece li salutai mentre Roger mi urlava contro.
"Allora, mentre io chiamo il dipartimento federale per ottenere la lista di tutte le chiamate effettuate da Flown, tu dove diavolo stai andando con quella testa?"
"Vado da un amico a vedere se posso trovare tracce di questo impasto che ho in mente. Vi chiamo appena ho novità."
"Wow... è davvero in gamba questo Mick St. John!"

Esclamò Cindy tirando un pizzico a Roger e sorridendo divertita.
"Anche troppo..." Le rispose lui.
"Diamoci da fare...non lascerò a lui tutto il merito della svolta nelle indagini!Abbiamo un dentista da rintracciare."



************************************

Rimasta sola, Beth iniziò a gironzolare per il mio appartamento, passando di tanto in tanto la mano sulle superfici lisce di tavoli e mensole, gustandosi il posto.
Poi si diresse sicura verso un’antina della cucina dove sapeva riposte le siringhe e lo sterilizzatore.
Fissò per un momento quel lungo ago accigliata e poi lo prese, insieme al laccio emostatico e una provetta.
L’operazione l’aveva spaventata agli inizi e ci era voluto un bel po’ di fondotinta super coprente per coprire il livido che si era fatta, ma già la seconda volta era andata molto meglio e i danni erano stati limitati, tant'è che io non avevo dato un grosso peso all'accaduto.
“Domani devo ricordarmi di comprare delle semplici e innocue siringhe usa e getta!” disse rivolgendosi al lavandino.
“Avanti Beth!”
Si fece coraggio, sospirando e legò il laccio emostatico aiutandosi con i denti, inserendo poi piano l’ago nella vena e prendendo un bel respiro.
Avvertì un doloretto acuto per la puntura che svanì tuttavia in pochi secondi.
“Ok...il più è fatto...”Disse più tranquilla, mentre spingendo lentamente lo stantuffo verso l’esterno apriva e chiudeva la mano.
Quando fu soddisfatta, prese l’ovatta con l’alcool, le posizionò sull’ago premendo con due dita, mentre con le altre estrasse possibilmente ancora più lentamente, l’ago di metallo.
Piegò poi il gomito per liberare la mano dalla presa sull’ovatta e guardò la siringa.
“Non mi sono nemmeno accorta che questa siringa è enorme...”Disse notando le dimensioni del cilindro, poi sospirò.
“Mi toccherà farmi un bel frullato di frutta extra large e mangiare una fettona enorme di torta al cioccolato!” Aggiunse divertita.
Quando la piccola ferita al braccio smise di sanguinare, travasò il sangue e con suo immenso stupore e orrore riempì altre tre fialette.
“Ma quanto accidenti me ne sono tirata?” Alzò le spalle a quella considerazione e posò le provette in frigo.
Mise poi la siringa a pulire nello sterilizzatore e mentre aspettava ne approfittò per far prendere un po’ d’aria alla stanza e mangiare qualche merendina che le avevo comprato da quando frequentava casa mia.
Quando la siringa fu pulita, sistemò tutto al suo posto e fece per uscire, ma sulla soglia cambiò idea.
Era stata molto ordinata e accrota, ma mancava ancora qualcosa.
Tornò indietro, nel mio ufficio e prese un post-it con una penna, ci scrisse sopra e poi lo attaccò alle fialette.
A quel punto sorrise soddisfatta e si diresse fuori, diretta allo Starbucks più vicino e poi da Ben.
Aveva anche lei del lavoro da fare.



************************************



"Guilliermo, devi aiutarmi..."

Gli spiegai tirando fuori la testa dal sacco afferrandola per i capelli e mettendogliela sul tavolo delle autopsie.
Il rigor mortis l'aveva raggelata in una posizione poco appropriata per la mia indagine.
"Devo aprirgli la bocca."
Guillermo si fermò a guardarmi con l'espressione più schifata che gli avevo mai visto.
"DIO Mick! Quel coso comincia a puzzare! Noi qui facciamo le cose in maniera pulita, se non te ne sei accorto! Ma è proprio necessario che ti rivolga a me?"
"Se non lo fosse non te lo chiederei"
"Che schifo...che lavoro da schifo...già con gli umani è difficile ma con i vampiri è quasi impossibile non vomitare."
"Ehi...Sei fortunato che non ti abbia portato il resto..."
Lo spronai.
Ne approfittò per voltarsi a prendere un divaricatore, distogliendo lo sguardo per un attimo.
"Ah... lì c'è un pacchetto per te, non te lo dimenticare." Mi indicò la busta e poi tornò al tavolo.
E mentre io la tenevo ferma, lui si occupò di sbloccare il morso da quel capo reciso.
Quando fu abbastanza aperto per poterci guardare dentro, mi avvicinai.
"Cosa speri di trovarci? Vuoi dirmi almeno questo?"
"Tracce di un impasto...Sono sicuro che gli hanno messo qualcosa in bocca."

E infatti aveva qualche traccia di quella roba sui molari. Infilai un tampone per prelevarne qualche campione.
"Che cosa diavolo hanno fatto a questo ragazzo? Lo hanno torturato?"
"Te lo dirò quando avrò capito cosa ha dovuto masticare!"
Gli risposi ammiccando.
Poi preso il campione, lo portai al laboratorio.
Era necessario fare un'analisi chimica per sapere se oltre al gesso ci fosse qualche altra strana sostanza, impastata con la calce.
Cindy volle raggiungermi lì.
Non riuscivo a scrollarmeli di dosso, soprattutto la profiler, sebbene avessi reso l'idea di voler piena libertà d'indagine.
Gli accordi erano che restasse al laboratorio fino a che non erano pronti i risultati, mentre io facevo delle ricerche a modo mio.
Quando uscii dal laboratorio, la trovai ad aspettarmi e volle accompagnarmi al parcheggio.
"Flown aveva un appuntamento dal dentista ieri, Jeremy ha confermato."
Mi informò affiancandomi mentre andavo verso la mia Mercedes.
"Credi che possa essere uno dei suoi assassini?"
"Non lo so, ma per il momento è l'unica pista che abbiamo, e non ci conviene trascurarla.
Anche il delitto apparentemente perfetto può avere una macchia piccolissima."

Cindy annuì lentamente senza smettere di fissare il mio profilo.
"L'aveva detto la pulitrice, che sei un bravo investigatore... Si fidano molto di te qui a L.A."
Probabilmente mi stava adulando per addolcirmi, ma mi decisi a darle un minimo di soddisfazione.
"Sanno che faccio il mio dovere, anche se non è mai abbastanza."
E sentendo quelle parole, si decise a parlarmi con più chiarezza, mentre mi avvicinavo alla portiera.
"Mick...Prima che tu vada via, volevo chiarire con te alcune cose. Ti vedo molto distaccato... e capisco che ti infastidisca lavorare in gruppo. Quando una persona è abituata a lavorare da sola, preferisce comportarsi come te, con scostanza, con dei colleghi indesiderati. Però c'è un motivo per cui ti siamo stati affiancati. Forse dovresti cercare di capirlo. Forse Flown è solo il primo di una lunga serie."
La fissai meravigliato della sua schiettezza. Mi stava rimproverando. E improvvisamente capii che stavo sbagliando.
Probabilmente si ipotizzava che quella morte c'entrasse con la lista che ormai era l'elemento principale degli incubi dei vampiri.
"Hai ragione..." Mi trovai ad ammettere.
"Mi dispiace, forse ho esagerato.. Cercherò di essere meno distante."
Ci stavo mettendo molto impegno per risultare credibile.
E Cindy approfittò di quel momento in cui avevo abbassato la guardia.
Mi poggiò una mano sull'avambraccio per richiamare l'attenzione su di sè.
"Mick... inoltre io devo confessarti una cosa, per dimostrarti che puoi fidarti di me. E voglio farti una domanda per capire se posso fidarmi di te. Sei tu che devi decidere se rispondermi o meno. "
Aprii lo sportello della mia Mercedes, ma non salii. Volevo almeno ascoltare.
Cindy non mi piaceva.
Aveva qualcosa che mi irritava profondamente.
Forse era quella sua sicurezza sfrontata nella propria capacità di interpretare la mente di chi aveva davanti.
Ero sicuro che studiasse con molta attenzione i miei gesti e le mie parole, era la sua professione.
O forse mi infastidiva ancora di più il fatto che fosse decisamente troppo bella per essere un'agente e non una modella.
E il modo in cui mi guardava intensamente mi metteva in soggezione.
"Fammi prima la domanda."
La incitai, anche se avevo fretta di tornare a casa per riabbracciare Beth.
"Cosa sai della cura?"
Piegai lentamente la testa verso di lei e respirai a fondo.
Quella richiesta a bruciapelo era una spina nel fianco.
Non sapevo cosa esattamente sapesse più o meno di me, ma sapevo di dovermi mantenere vago.
"So che esiste ma non so dove sia e soprattutto come fare ad averla."
E Cindy annuì per niente sorpresa.
"Con Roger non ho parlato di questo argomento. Non mi fido di lui..."
"Tu cosa ne sai? e perchè ne stai parlando con me? Cosa ti spinge a fidarti di me?"
"Lui è un agente dell'FBI, sa certamente più di noi, ma non sarò io ad intraprendere il discorso. Di te mi fido Mick, perchè sembri sincero. E poi..."

Distolse per un attimo lo sguardo limpido dal mio, con un certo imbarazzo.
Ecco la confessione, pensai.
"Io non te l'ho detto subito ma...conoscevo Coraline."
Nel dirmi questo mi si era avvicinata di qualche passo.
Le nostre iridi azzurrine tornarono a riflettersi reciprocamente, come se fossero una l'ombra dell'altra su uno specchio d'acqua.
"Abbiamo quasi la stessa età...e per un po' di tempo siamo state amiche. Poi la vita, così come ci aveva unito, ci ha diviso. Siamo state rivali in amore e questo ci ha messe l'una contro l'altra."
Mentre parlava, il tono della sua voce si era fatto più basso, più dolce.
"Coraline ha sempre avuto un ottimo gusto nella scelta dei suoi uomini..."
Mi disse con fare allusivo.
"Ma con te ha superato se stessa...Mi dispiace che tra voi sia finita."
"Non ha funzionato per vari motivi. Ora è tutto diverso...C'è un'altra persona nella mia vita."
Cominciai.
Ma non volevo raccontarle di più di Beth.
Al contrario di lei, io non mi fidavo affatto.
Entrai in macchina, troncando bruscamente il discorso.
Ma non ero indifferente, ero evasivo e lei se ne rese conto.
Quando provi un sentimento per qualcuno, che sia amore o odio, è comunque provare qualcosa.
E la mia "non indifferenza" per lei mi infastidiva eccessivamente.



************************************


Talbot attendeva l'arrivo di Beth nel suo ufficio e quando lei arrivò scoprì, in un radioso sorriso, i suoi denti bianchissimi a contrasto con la pelle abbronzata. Poi si alzò per cederle la sua poltrona.
"Beth! Sono contento che tu sia arrivata subito, anche se non c'era tutta questa urgenza...Siediti qui, devo mostrarti qualcosa."
Le fece segno verso il monitor e Beth si accomodò un po' sgomenta per quella richiesta inconsueta.
Sullo schermo era riportato un articolo di giornale con la foto di un giovane violinista in primo piano.
"Questo ragazzo è Lawrence Flown. Ieri sera abbiamo ricevuto dai suoi vicini una denuncia per disturbo della quiete pubblica. A quanto pare si divertiva a suonare a notte fonda, svegliando tutto il palazzo. Poi improvvisamente ha smesso. Alcuni hanno detto di avere sentito dei rumori che hanno definito inquietanti.
Quando gli agenti sono andati a controllare, di Flown non c'era alcuna traccia. Nessun segno di scasso, nè di colluttazione.
E lui sembra sia partito per un viaggio insieme al suo mentore e compagno, Jeremy Foreman. Con la sua carta di credito sono stati acquistati, ieri sera su internet, a mezzanotte e un quarto, due biglietti per Parigi."
"Parigi? Romantico..."
"Già...
"Ben, io non ci vedo nulla di strano in tutto questo. Apparte il fatto che abbia deciso di partire improvvisamente."
"Si, lo so, ma vedi, dato che la cosa mi incuriosiva mi sono informato. Entrambi risultano essersi imbarcati sul volo delle 7:45. Ma non sono mai arrivati. Questo è abbastanza strano per te?"
"Ma che stai dicendo?"
Gli domandò lei, incredula.
"Ho un amico che lavora al Charles de Gaulle di Parigi. Gli ho chiesto di controllare e mi ha detto che risulta che siano saliti sull'aereo, ma non che siano scesi."
"Mi stai dicendo che sono spariti durante il volo?"
Domandò Beth nuovamente, con gli occhi spalancati dalla sorpresa.
"A quanto sembra..."
"Mi stai spaventando Ben..."
"Credo che quei due non siano mai saliti su quell'aereo."
"Stai pensando ad un depistaggio, vero?"

Ben confermò, annuendo.
"Solo che nessuno la pensa come me. Danno tutti la colpa alla compagnia francese. L'hanno definita una svista. Una svista e scompaiono nel nulla due passeggeri..."
Beth non poteva rifiutarsi di ammettere che aveva ragione sul fatto che fosse inconsueto.
"E che ipotesi stai facendo?"
"Io dubito che questo ragazzo sia in vacanza in Europa...E questo Jeremy potrebbe avere la coscienza sporca."

Beth spalancò anche la bocca a quelle parole.
"Omicidio? Dio, Ben... quando fai quella faccia così determinata mi ricordi Mick... E' quasi impossibile smentirvi."
"Mick? Già...strano che non sia qui, il tuo angelo custode... Come va tra di voi?"
Domandò Talbot, cambiando completamente espressione, adeguandosi al nuovo argomento.
"Ah, te ne sei accorto..."
Beth sembrava un po' sorpresa, ma era troppo contenta per non sorridere imbarazzata.
"E' impossibile non capirlo, Beth...quando lo guardi ti brillano gli occhi."Spiegò lui con un sorriso comprensivo di risposta.
"Ad ogni modo...Ti va di accompagnarmi a fare un sopralluogo? Dopo avere perquisito l'appartamento di Flown ho chiesto il permesso anche per dare uno sguardo in casa di questo Jeremy Foreman..."
"Si certo, andiamoci."

Beth era decisamente eccitata all'idea di darsi da fare anche lei. Non sopportava di stare con le mani in mano troppo a lungo e avrebbe cominciato subito la sua indagine. Ma Talbot prese tempo.
"Ehm...Ora non posso, Beth, devo prima sbrigare una faccenda importante. Passo a prenderti stasera prima di cena, va bene per te?"
"Si, mi farò trovare pronta."

E per un'attimo la sfiorò l'idea di andarci da sola. Era strano che Ben non avesse fretta. Dopo 48 ore il caso non sarebbe stato più un caso su cui poter indagare. Ma si ricordò che mi ero raccomandato di essere prudente e per me, per la prima volta, decise di stare al suo posto.



************************************



Aprii la porta ed entrai finalmente nel mio appartamento.
Beth era in casa, sotto la doccia. Potevo sentirla. Avevo una voglia matta di raggiungerla.
Ma presi qualche minuto, approfittando del fatto che fosse distratta a fare altro e tirai immediatamente fuori la cassetta dalla tasca.
Poi la inserii nel mangianastri che avevo in un cassetto della scrivania.
La composizione della voce degli angeli si dissolse immediatamente nella stanza, accarezzando il mio udito.
Cullato dalle note del violino, come ipnotizzato da quel suono nuovo, vibrante di sentimento, così incredibilmente struggente.
All'inizio le note si rincorrevano esasperatamente senza mai raggiungersi, come per un gioco di scale e tonalità irrefrenabile, ma poi con una punta di sofferenza, rallentavano per sfiorarsi, per poi dividersi di nuovo e riprendere un ritmo diverso, più lento, più placido, pieno di serenità.
Era davvero qualcosa di unico nel suo genere e quel Flown era un grande compositore.
Restai per qualche secondo estasiato, ascoltando ad occhi chiusi quell'armonia d'incanto, quando mi ricordai che dovevo mettere via ciò che avevo portato.
Ero stato da Guillerlmo e dovevo mettere al fresco la mia "spesa".
Aprii il frigo e stavolta trovai 5 fialette col sangue di Beth.
E davanti c'era attaccato un post-it.
NON TOCCARE!
E di colpo mi dimenticai anche della musica.
"Ok..è arrivato il momento di capire che sta succedendo..."
Avvertii chiaramente Beth scendere le scale con passo felpato, avvolta nel telo, e fermarsi sugli ultimi gradini.
Stava ascoltando rapita, la sinfonia.
Io invece avevo ben altro a cui pensare.
"BETH!! "
Chiamai piuttosto allarmato, mentre incrociavo le braccia sul petto.
"VIENI QUI, per favore!"
"O scusa amore...Questa musica è...incredibile!"

Sussurrò lei correndo verso di me per saltarmi al collo e riempirmi di baci.
"Bentornato!"
Era raggiante. Ma l'espressione sul mio viso la fece tornare con i piedi per terra.
Alzai un sopracciglio decisamente preoccupato.
"Cosa c'è?"
Chiese lei con la faccia più innocente del mondo quando seguì il mio sguardo nel frigo.
"Mi vuoi spiegare che cosa stai facendo?" Le domandai indicando le provette.
"Ah...è il mio sangue!"
"Lo vedo."
"Sto prelevando il mio sangue...un po' alla volta. Lo voglio conservare. Potrebbe servirti!"

Mi accigliai spalancando la bocca. Poi deglutii lentamente cercando di mantenermi calmo.
"A me? Beth...se ho te accanto non mi serve il tuo sangue."
"Oh Mick, sei sempre così romantico... ma ricordi quello che ha detto Josef alla festa?"
"Cosa?"
"Non puoi saperlo Mick...Non puoi saperlo."

Mi ripeteva, sfuggendo al mio abbraccio per spegnere il mangianastri.
"Perchè lo hai fatto? Non ti piace?"
Domandai perplesso, osservando la sua espressione stranita.
" Che musica è? Non sapevo ti piacesse questo genere...E' bellissima..."
Mi spiegò lei, guardandomi mentre si sforzava di sorridere.
"Ma mi fa venire i brividi... è stato più forte di me, scusa. E' troppo triste."
"Non importa allora, lascialo spento. Che hai scoperto del tuo tizio scomparso?"
"Purtroppo non molto....E' un musicista piuttosto famoso che sembra sia svanito nel nulla... L'ipotesi più probabile è che sia partito per Parigi col suo amore in cerca di ispirazione... Ma Ben è convinto che sia solo un depistaggio."

Cercai di nascondere il mio sgomento di fronte alla sua ipotesi.
Il musicista era probabilmente Flown e soprattutto stavo pensando a come la banda delle pulitrici avesse potuto risolvere in poco tempo, facendo sparire le tracce di Lawrence e Jeremy. Un viaggio nella capitale del romanticismo era di sicuro un'idea attendibile.
Più che a Parigi... è diretto a cose più belle e più grandi, direi...* Pensavo, ma lo tenni per me.
E Beth fu in grado di interpretare la mia espressione assorta.
"So cosa stai pensando... Che non lo troveremo vivo... Io sinceramente non so... Le tue indagini invece, come stanno andando?Sempre...per quello che puoi dirmi..." Si affrettò ad aggiungere mentre mi avvicinavo a lei.
"C'è stato un omicidio... uno dei nostri... Ho una pista, ma ancora non è abbastanza..."
Ma in quel momento il mio telefonino iniziò a vibrare, distogliendo la nostra attenzione e Beth se ne accorse prima di me.
Sul display era apparso il nome di Cindy.
"Scusami un minuto..."
Dovevo allontanarmi prima di rispondere. Ed entrai nello studio perchè Beth non mi sentisse.

"Mick, ho il risultato delle analisi. Quella calce è di un impasto odontoiatrico. E' un tipo di calce usato dagli odontoiatri per fare i calchi dentali, esattamente come avevi ipotizzato tu...ma non c'è niente di anomalo dentro. Che cosa cavolo ci fanno con il calco dei denti di un vampiro?"
"Non lo so..."
Ma un'idea ce l'avevo.
Potrebbe servire per schedarli, pensai.
La conformazione dei denti può essere l'unico modo per identificare una persona. E in più, i denti sono la cosa più resistente al deterioramento dopo la morte.
"Bisogna identificare il dentista di questo Flown...Potrebbe essere stato uno degli ultimi a vederlo vivo."
"Si Mick, Roger lo ha già trovato. Abbiamo anche delle intercettazioni ambientali. Aveva una cura canalare da ultimare...presso lo studio del Dr. Alan Rider. Pare che questo tizio sia un appassionato di musica classica ed è andato a tutti i concerti di Lawrence... "
"Questo non fa di lui un assassino. E poi i nostri cacciatori sono in due."
Esclamai con convinzione.
"No infatti. Al contrario, sembra che questo Rider sia un uomo seriamente impegnato nel sociale. Ha lavorato per un po' con i medici senza frontiere in Africa. E una volta tornato ad L.A. sembra che sia diventato uno dei soci di maggioranza che gestisce un'associazione a scopo benefico. Ha un sito su internet... Se vuoi controllare tu stesso, ti mando il link per sms. "
"Va bene... A dopo."

Forse non era l'esecutore materiale dell'omicidio, ma una cosa era sicura.
Sapevo che per una cura canalare a Flown non serviva un'impronta dentale e quel Rider invece probabilmente gliene aveva presa una proprio il giorno della sua morte.
Naturalmente non me lo feci ripetere due volte. Andai al pc dell'ufficio ed effettuai la ricerca, mentre affondavo nella mia poltrona.
http://www.IFHOPE.net/ International Foundation H.O.P.E.
In effetti si trattava di un'associazione a livello internazionale che contava diversi magnate raccolti in tutto il mondo e affiliata con il progetto dei medici d'europa.
L'associazione aveva organizzato molti concerti cui aveva partecipato anche Flown.
La musica che salva la vita S'intitolava l'articolo.
Navigando mi accorsi che c'era un'area del sito coperta da registrazione e codice d'accesso. Andare a tentativi non sarebbe servito a nulla.
In quel momento, Beth si era affacciata per controllare se fossi ancora impegnato al telefono.
Alzai lo sguardo verso di lei e spegnendo il monitor le feci segno di avvicinarsi.
"Entra..."
E quando mi fu vicino la attirai a me facendola accomodare sulle mie gambe.
"Sei...arrabbiato?"
Mi domandò con tono preoccupato, accarezzandomi la nuca con una mano e passandomi l'altra sulla guancia.
"Perchè ho scoperto che la mia fidanzata fa scorta del suo sangue per me?"
Chiesi di rimando, sorridendo.
"No..."
Risposi sicuro e spostando il viso verso la mano che mi accarezzava, le posai un bacio all'interno del palmo.
"Voglio solo che tu stia bene."
Le spiegai, ricordando il momento in cui la sera prima avevo perso il controllo, passando la bocca sul suo collo e stringendo le labbra intorno alla sua pelle, ferendola con i canini.
Mentre la parte più oscura di me fremeva di piacere leccando il suo sangue.
"Io non sono mai stata meglio, Mick..."
Beth si avvicinò con il viso al mio orecchio. Potevo sentire il suo dolce e caldo respiro solleticarmi la pelle.
Da quell'asciugamano umido si sprigionava tutto il suo profumo.
E stringendola a me chiusi gli occhi, abbandonandomi a quel tepore.
Avevo già deciso di prendere del tempo per noi.
Anche i due cacciatori potevano aspettare per qualche ora, mentre io non potevo riuscirci più.
Avevo troppa voglia di lei per rimandare ancora.



************************************


Ero pronto per uscire, lasciando Beth riposare sul divano avvolta nel mio piumone.
Aveva dipinto sul viso un sorriso deliziato che non mi stancavo mai di guardare, mentre dormiva.
Non volevo svegliarla, ma non potevo resisterle. E prima di andarmene, mi chinai su di lei per posarle un leggero bacio sulla guancia.
Le uscì un debole lamento, capendo che mi sarei allontanato senza di lei.
"Mick..."
Chiamò socchiudendo gli occhi per un istante.
"Ti amo..."
"E io amo te."

Le risposi sfiorandole le sue labbra col mio respiro e poi mi allontanai per imboccare la porta con riluttanza.
Non si era ancora richiusa del tutto alle mie spalle che già mi mancava.
Poi presi il telefono e avvisai Cindy di raggiungermi da Logan, il mio mago dei computer di fiducia.
Gli avevo accennato del sito e lui ci aveva già smanettato sopra.


Logan aveva tanta voglia di scherzare, come sempre. E dopo avermi scrutato per un attimo iniziò a stuzzicarmi.
"Wow Mick..Non sapevo fossi nel cast di Narnia... Il leone, la strega e... l'armadio!"
Esclamò indicando me, Cindy e gettando uno sguardo disgustato a Roger.
E senza pensarci su un minuto replicai.
"Scegliti un altro nome fittizio e potrai fare parte di questa nuova favola moderna!"
E lui non se lo fece ripetere due volte.
"Voglio essere anche io un pirata! Sarò Capitan Jack Sparrow! Tu pensi che io stia scherzando Mick, invece, tenetevi forte, ciurma! Perchè...sto per arrivare al tesoro!"
Era deciamente su di giri e tornò subito al lavoro sul suo computer, mentre Cindy prendeva la parola, rivelandoci su cosa aveva ragionato tutto il pomeriggio.
"Hope...La speranza...Il nome ideale per un sito di beneficenza...Ho provato ad analizzare la parola...Per cosa potrebbe stare H.O.P.E? Se la leggiamo al contrario non ha senso...ma Executive Plan Of Hunting? secondo voi ce l'ha?"
"DIO MIO! Per favore Cindy! "
Scappò a Roger con una smorfia.
Solo una profiler abituata a quei giochetti poteva arrivare ad una conclusione di quel tipo.
"No! Tu ci stai vedendo quello che vuoi vedere..."
La rimproverò.
"Si, certo! Soprattutto dopo che abbiamo trovato Lawrence ridotto in quello stato!"
Ma a fargli passare la voglia di beccarsi intervenne Logan.
"Vedo che la tensione sale...lasciate che vi mostri un giochetto interessante. Questo è molto più impegnativo di quello, Cindy... Questi membri utilizzano la bacheca del sito per lasciarsi dei messaggi in codice.
Qui sono certamente più sicuri delle mail. Adesso vi faccio vedere quella che mi ha lasciato a bocca aperta.
Risale a qualche ora fa e visto che facciamo ipotesi a naso, io vi espongo le tracce che ho trovato.
Sono io che di solito mi occupo di informare gli altri con questi trucchetti. Ma vi giuro che una cosa del genere non mi era mai capitata ancora. Guarda qui Mick. Noti nulla?"

Il mio sguardo era stato attirato da una parola da me tanto odiata come da qualunque altro vampiro.
"Long John SILVER?"
"Ehi...Ragazzi, questa è roba davvero forte! ma vi rendete conto? Io adoro questa cosa dei nomi in codice e del linguaggio criptato... Non dimenticatevi che Kingdom Hearts era uno dei miei giochi preferiti!!"

Long John Silver (h 12:25 A.M.) scrive: Abbiamo trovato posto a Neverland, è tutto sistemato con la sinfonia...
C.Hook ( h12:25 A.M.) scrive: Molto bene, ottimo lavoro
Long John Silver.( h12:26 A.M.) scrive: Grazie...ma, notizie di Wendy?
C.Hook( h12:26 A.M.) scrive :Wendy è al sicuro. Per il momento non ci darà problemi. Ma Peter Pan ancora non si è fatto vivo.

Cindy si era avvicinata a me per sbirciare nel monitor.
"Molto affascinante... Stevenson e Barrie sono tra gli autori più amati nella storia del romanzo di formazione.
Manca solo Lewis Carroll con la sua Alice! "
"Cavolo è vero... Quel pirata con una gamba sola di Stevenson, nell'isola del tesoro, si chiamava Long John Silver!"
Esclamò Roger.
"Beh, non tutti lo sanno ma ci sono altri romanzi su Silver" Precisò Cindy
"Ce n'è uno dello scrittore inglese John Drake pubblicato proprio quest'anno ambientato in un'epoca precedente agli eventi narrati da Stevenson... Immagino che voi non sappiate che Silver veniva chiamato "il cuoco del mare" e che l'unico di cui abbia mai avuto paura Silver fosse proprio il Capitano Hook. Si racconta anche che sia stato Peter Pan ad uccidere Silver, mentre non riuscì mai ad uccidere Uncino."
"Tutto questo è molto bello e interessante...ma a noi a cosa serve?"
Protestò Roger.
"Semplice...Se riuscissimo a decifrare questo messaggio, potremmo scoprire e anticipare le mosse di questa associazione, che se fosse davvero come ha ipotizzato Cindy, è quella che sponsorizza la nostra estinzione!" Lo rimbeccò Logan.
"Ha ragione Logan, se troviamo un senso a quello che si dicono, potremmo trovare la chiave del forziere."
"Lo spero...Silver non è del tutto cattivo...alla fine salva Jim... Stevenson lo utilizza come personaggio volutamente ambiguo per far capire che l'animo umano è mutevole..."
Ragionava Cindy ad alta voce e io feci segno a Logan e Roger di fare silenzio.
"Sssh...La profiler è all'opera..." Ironizzai.
E Cindy si ritirò ferita.
"Prendimi pure in giro, St. John! Tanto ormai non c'è posto per le principesse al mondo, i principi azzurri sono estinti e la cavalleria ha dichiarato fallimento da un bel pezzo! Peccato...Io pagherei per saltare al collo di Peter Pan a fauci spalancate per ringraziarlo con un bel morso di avere distrutto i sogni delle donne, dato che oggigiorno si contano sulla punta delle dita gli uomini che vogliano davvero diventare adulti! Uomini comunque già impegnati...come te, Mick... "
Mi punzecchiava col suo sarcasmo dopo la mia battuta.
"Giusto..."
Fui costretto ad ammettere.
"Già... Io sono una profiler... e ho capito che tu non giochi a fare Peter Pan... tu vorresti crescere, tornare a casa e mettere su famiglia, magari...Perciò con chi ti identificheresti?" Mi provocò lei.
Ci pensai un po' su. E mi venne in mente quello che aveva affermato poco prima.
Nemmeno Peter Pan era riuscito a sconfiggere definitivamente Capitan Uncino.
Qualcun altro poteva farlo e prima o poi forse ci sarebbe riuscito.
"Io? In questo momento voglio solo scoprire chi c'è dietro questi nomi! Perciò forse potrei essere il Coccodrillo divora capitani....tic tac, tic tac, tic tac..." Risposi voltandomi.

Mi domandavo invece se Josef facesse parte di quella associazione benefica, o se comunque ne sapesse qualcosa.
E mi venne un'idea.


************************************


"Scusatemi, signori..avrei bisogno della toilette..."

Spiegò Cindy dopo avere stretto la mano di Josef. Eravamo nel suo ufficio e lui non smetteva di toglierle gli occhi di dosso.
"In fondo al corridoio a sinistra, mia cara."
Rispose Josef con un sorriso sornione.
Quando le sue forme furono fuori portata, lui partì alla carica.
"Mio Dio, dove l'hai trovata?E' uno spettacolo..."
"Si okay, sarebbe il caso che tu ti dessi una calmata..."
"Ehi, ho capito che l'hai adocchiata prima tu, ma io sono più anziano, ho la priorità!".
Ironizzò lui.
"Josef, per favore..."
"Ma cosa farà in bagno?Vorrei essere lì' per scoprirlo..."
Azzardò maliziosamente.
"E che ne so? Una cosa da donne del tipo, incipriarsi il nasino?"
Per tutta risposta Josef sghignazzò.
"Ha un profumo meraviglioso...che esemplare di femmina! Beth lo sa che lavori con lei?"
Il mio sguardo valeva più di mille parole.
Josef si passò una mano sulle labbra simulando di volerle zippare.
"Scusa...era una domanda idiota. Sarò muto come un pesce...non morto. Come sta la tua bionda?"
Domandò versandosi da bere, mentre gli facevo segno di non volerne.
"Benissimo, grazie...anche se...è un po' strana."
"Strana? Sarà solo su di giri per avere provato il sesso vampirico. E' normale..."
"No...non è questo. "

Cercai di spiegargli vagando per la stanza con lo sguardo alla ricerca disperata di un appiglio.
Non volevo raccontargli i particolari della mia vita intima, volevo che il sesso tra me e Beth rimanesse cosa nostra.
Ma Josef aveva l'occhio lungo per quel genere di argomenti.
"Oh Mick...Ho capito..L'hai morsa mentre..."
Gesticolò un po' a vuoto cercando le parole allusive giuste.
Tornai a fissarlo serissimo. Anche per cambiare discorso.
"Josef, ti dico che si comporta in modo strano...si sta facendo dei prelievi giornalieri... Credo che sia affascinata dall'idea che il suo sangue sia merce rara per i vampiri."
"Forse pensa che tu possa utilizzarlo come merce di scambio, se dovessi mai averne bisogno...è roba pregiata!Quanto vuoi per una provetta?"

Lo fissai in cagnesco e lui afferrò al volo.
"Ops...Ma tu non hai il senso degli affari, amico mio! Ecco perchè non sei ricco quanto me."
Mi rinfacciò dando un sorso al suo bicchiere di cristallo.
"Le passerà, fidati... Ti preoccupi sempre troppo, come al solito. La verità è che ha capito che ti piace molto...
E ti vuole lasciare un bel ricordo di lei."

Non potevo credere che me lo stesse dicendo in faccia senza pudore. Era da Josef ma era crudele.
"Mi piace?"
"Si, ti piace... l'hai morsa e hai bevuto il suo sangue...E' normale Mick..."

Alla seconda frecciata, capitolai.
"Non è questo il momento giusto per parlare di queste cose!"
"Ah davvero? e quando è il momento giusto per farlo?"
" Okay...Credevo di riuscire a controllarmi, fino a ieri aveva funzionato! Invece, è stato più forte di me... Non l'ho azzannata in profondità, ma la cosa ha lasciato il segno. Non so se potrò resistere a lungo... Ho paura che, andando avanti, si possa degenerare. "

Josef annuii comprensivo. Troppo comprensivo.
"Degenerare? Mick, Sappiamo tutti e due che tu l'abbraccerai. Non ora, ma lo farai. Un giorno guardando il suo viso ti accorgerai di quanto il tempo la stia cambiando. E allora, lo farai... O te lo chiederà lei e non riuscirai a dirle di no. Anche se odierai te stesso per averlo fatto. Lo sai che parlo per esperienza personale...
Nemmeno Sarah ha potuto resistere a lungo. Un anno al massimo, Mick. Perchè la ami. E vorrai amarla per sempre...e anche lei."
"La gente dice troppo spesso questa frase senza pesare le parole..."
Mi sfuggì con rassegnazione.
"Anche a Coraline ho dichiarato amore eterno. E quando ho ricevuto l'immortalità, guarda cosa è successo..."
"Dannazione Mick... Tu non lasceresti MAI Beth...Lo so io e lo sai anche tu!"

Mi fissò sapendo di avere ragione, mentre beveva di nuovo. E la sorsata gli andò quasi storta. Con due colpi di tosse riprese il controllo di sè e mi guardò preoccupato.
"Aspetta un momento...Forse hai paura che Beth si stanchi di te come tu ti sei stancato di Coraline? Sei assurdo!"
"No, sono solo obiettivo. Forse c'è un motivo se le cose in questo mondo non durano per sempre..."
Replicai stizzosamente. E lui si inalberò.
"Non parlarmi in questo modo, Mick! Io vivo da 400 anni... è faticoso vivere, ma non ho mai rinnegato questa immortalità!"
"Si ma in 400 anni di vita hai amato solo una donna! Solo UNA donna, Josef!E quella donna era una mortale! E l'hai persa per colpa di quello che siamo! Dimmi che non è vero, Josef, avanti..dimmi che non ho ragione!"

Lo afferrai per il bavero piantando gli occhi nei suoi.
"Per quanti anni ancora saresti stato felice con Sara?"
Josef taceva, con gli occhi pieni di emozione.
"Oh fratello, tu mi capisci... Ce l'hai negli occhi la verità. Puoi mentire quanto ti pare, ma i tuoi occhi, quelli, non mi hanno mai mentito... Non voglio abbracciare Beth, e credo che nemmeno tu voglia abbracciare Simone. Ecco perchè ancora non lo hai fatto. E spero tu non lo faccia mai. Diventare vampiri ultimamente sembra significhi morire davvero..."
Lo lasciai mentre il suo sguardo opaco mi faceva capire quanto soffrisse anche se era bravo a nasconderlo.
Pensavo a Lawrence, che per amore si era lasciato abbracciare e il giorno stesso era morto per mano di quei cacciatori.
Mi girai disgustato per quanto stavo per dire.
"Perchè solo io vedo nell'immortalità una maledetta condanna? La guardo negli occhi, mentre facciamo l'amore... e se mi trasformo, io lo vedo, in quegli occhi dolci, quello che sono. E non mi piace.
Hai ragione, lei non ha paura, Josef, sono io che ce l'ho. Temo me stesso, perchè lei può accettare quello che sono, ma io non posso. Se lo faccio, vuol dire che sono pronto ad ucciderla, a renderla come me. Significherebbe accettare che il mondo diventi così, come noi. Io so che questo è sbagliato..."

Mi fermai di colpo sentendo avvicinarsi dei passi.
"Scusate l'attesa...Ma...Vi lascio soli per pochi minuti e voi maschietti litigate?"
Cindy si era infilata tra noi, per passare, facendoci voltare verso di lei e attirando il nostro sguardo passo dopo passo fino al divano, dove accomodò il suo scultoreo fondoschiena messo abilmente in evidenza con la gonna attillata.
Poi accavallò le gambe e sbattendo quelle sue ciglia lunghe, iniziò.
"Ora Signor Kostan...Parliamo seriamente di affari. Ha mai sentito parlare della Fondazione Internazionale Hope?"
Josef mi guardò per un istante poi negò in maniera convinta.
"Mai sentita!"
"In questo caso, abbiamo bisogno della sua collaborazione per cercare informazioni."
Cindy sapeva molto, anzi troppo bene come attirare l'attenzione.
Capiva al volo gli argomenti che poteva usare e con la sua immediata comunicabilità, stregava chiunque.
Josef era rapito più di me dal suo modo di fare da predatrice che giocava a fare la preda solo per irretire il cacciatore di turno.
E quando finì di spiegargli il nostro piano, Josef era preoccupato.



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"Mick, stai scherzando? io dovrei andare dal dentista?? In 30 anni di vita non ho mai avuto una carie!"
"C'è sempre una prima volta Josef..."
"E ricapitolando, quel posto potrebbe essere una trappola di questo pazzo assassino che gioca con i coltelli..
E non sapete nemmeno se è umano o vampiro?"

Accennai un no con la testa e lui scoppiò a ridere.
"E se questo dentista con un po' di fantasia fosse il capiton Uncino che state cercando? Immagino che questa sia un'occasione d'oro per diventare un eroe...ma toglietemi una curiosità, vorrei sapere perchè la scelta è caduta proprio su di me!"
Josef si sentiva già ingabbiato. Era sarcasmo della peggiore specie, quello che stava sfoggiando.
Sapeva di non voler dire di no, eppure aveva paura di qualcosa di molto più grande di noi che avrebbe spaventato chiunque.
Ma Cindy fu abbastanza brava da fargli credere che entrare nella gabbia fosse stata un'idea sua.
"Perchè lei, signor Kostan è assolutamente perfetto. E' un gentiluomo, è molto conosciuto, è molto potente e soprattutto è molto pulito, non ha alcuna pecca."
Avvicinandosi a lui, gli aveva fatto scorrere addosso il suo sguardo ammaliatore, per fissarlo poi nei suoi occhi, decisa a penetrare a fondo.
Josef sosteneva il luccichio di quei due zaffiri, facendolo suo.
"Questo fa di lei l'uomo ideale per un approccio senza insospettire la persona su cui indaghiamo. E cosa da non sottovalutare affatto, ha un alto senso del dovere e un grandissimo coraggio. Vogliamo lei."
Vidi chiaramente Josef barcollare sull'ultima frase sussurrata a pochi centimetri dalle sue labbra.
"Dammi pure del tu."
Le disse a voce bassa e calda.
Ancora una volta Cindy era stata inappellabile.
Era tanto bella quanto pericolosa.
E in quel momento bussarono alla porta.
Cindy fu rapida come un felino ad accostarsi al suo orecchio sollevandosi sulle punte dei piedi.
"E ricordati, che è una questione che deve restare tra noi..."
Josef si voltò tentando di scrollarsi di dosso la sensazione di smarrimento che Cindy gli aveva fatto provare, riprendendo il suo autocontrollo.
Si strinse il nodo alla cravatta, ricomponendosi e aprì.
Non si aspettava di posare gli occhi sul viso fresco e sorridente di Simone.
Si schiarì la voce e ricambiò il suo sorriso con tutta la spontaneità che potè raccogliere.
"Sei proprio un cattivone...Sono due giorni che non ti fai vedere...lavoro lavoro e ancora lavoro..."
Lo rimproverò.
"Simone!Hai ragione...perdonami, sono stato come al solito molto impegnato. Come stanno, Juliet e Tony?"
Ma Simone aveva poca voglia di parlare.
"Stanno bene...la prossima settimana Tony dovrebbe uscire su cauzione. Ma, non mi fai entrare?"
Sussurrò maliziosamente.
Josef la teneva sulla soglia, con la porta semichiusa alle sue spalle.
"Sono in riunione ora, non posso...Ma stasera passerò a trovarti, te lo prometto."
Si era appena avvicinato alle sue labbra quando Cindy si affacciò con un sorriso stampato sulle sue.
"Josef, la stiamo aspettando...sarebbe il caso di spostare tutti gli appuntamenti per oggi. Abbiamo davvero bisogno di tutta la sua disponibilità. E' un problema?"

Sentii distintamente Josef deglutire nel vedere lo sguardo di Simone infuocarsi di gelosia.
"No, non c'è nessun problema... Josef ! Ti lascio alla tua riunione!"
"Simone... non è come sembra..."

Cominciò lui, impacciatamente e con poca convinzione.
"Josef, ho imparato una cosa nella vita, i maschi sono tutti uguali! Non importa a quale razza appartengano. Tu sei la prova che in 400 anni, il vizio di ripetere questa maledetta frase, non si possa perdere!"
Cercava di controllare il suo tono di voce, ma la stizza era facilmente avvertibile.
E all'improvviso si voltò.
Josef fu veloce a raggiungerla e a bloccarla prima che potesse uscire a passi svelti dalla sua vita senza dargli modo di spiegarsi, afferrandola per un braccio.
E stringendo il suo polso tentò di ricucire lo strappo che si era creato tra loro, accennando la verità.
Cindy intanto era tornata al mio fianco con aria soddisfatta.
"Alcune volte, nelle relazioni, voi uomini vi perdete in un bicchiere d'acqua..."
Sentenziò mentre la fissavo sgomento.

"Simone...non dire sciocchezze!è una faccenda che riguarda solo noi, è una cosa di cui non possiamo parlare, lo sai come funziona."
"Si certo, lo so perfettamente e sai perchè? Perchè esco con un vampiro e adesso ne ospito in casa uno!"
Li sentivo discutere animosamente e mi sentivo responsabile. Ero stato io a proporre il coinvolgimento di Josef, perchè era l'unico di cui mi fidassi ciecamente.
Non sapevo nulla di Cindy, nè di Roger. Avevo bisogno di un alleato perchè mi sentivo in minoranza.
E Josef mi aveva dato sempre man forte quando gli avevo chiesto supporto.
Stavo per aprire la porta per parlare a Simone e tentare di riparare, quando la frase che le uscì di bocca mi raggelò il sangue di colpo, bloccandomi dietro allo stipite.
"Devi capire Simone..."
"No, sei tu che devi capire! Perchè io, Josef, NON sono come Beth!"
Persi tutta la mia sicurezza in quell'istante. Ma avevo gli occhi curiosi di Cindy addosso. Non potevo permettermi di scoprirmi.

"Non passerò la mia giovinezza a piangere e a implorarti di restare al mio fianco, nè ho alcuna intenzione di veder morire nei tuoi occhi, giorno dopo giorno, la mia vita e il tuo amore per me!"
In poco tempo sembrava avere completamente cambiato punto di vista. Essere una mortale ora gli pesava molto di più.
In quel momento Josef allentò la presa e lentamente la lasciò andare, alzando la mano.
"In questo caso, ne riparleremo, quando ti sarai calmata."
La seguì con lo sguardo sicuro solo per qualche istante prima che entrasse in ascensore. Poi si voltò per tornare da noi.

"Chi è Beth?" Mi chiese Cindy con un sussurro leggerissimo.
Aprii la bocca per risponderle, quando Josef spalancò la porta con decisione, tornando nel suo ufficio.
Mi guardò per un secondo come per scusarsi di quello che avevo sentito. Percepivo tutta la sua sofferenza.
Dentro di lui soffocava un'esplosione di emozioni contrastanti.
"La cosa migliore che io abbia fatto da quando ho ristrutturato il palazzo è stata far mettere questa dannata porta!"
"Josef io...Mi dispiace di averti coinvolto in questa storia. Non preoccuparti, troveremo qualcun altro che ci aiuti..."
Dissi prendendomi la responsabilità della decisione, mentre Cindy mi fissava allibita.
"No, Mick... Facciamolo. Ditemi quello che devo fare e sbrighiamoci."
Era davvero deciso, mentre parlava alzando il mento fieramente.
Era il Josef che più mi spaventava, quella parte di lui che era in grado di prendere una manciata di sensazioni negative e di schiaffarle in un angolo buio della sua mente e del suo cuore per poi intimorirle e costringerle a restare lì dove avrebbero fatto meno male.
Quel suo self control era invidiabile per me.
Josef era il tipo di amante che avrebbe regalato il mondo intero alla donna che glielo avesse chiesto.
Ma nessuna avrebbe potuto imporsi e costringerlo a fare qualcosa per cui non era pronto.
Chiamò la sua segretaria e imperiosamente ordinò.
"Chiama lo studio del dottor Rider e dì che mi serve un appuntamento IMMEDIATAMENTE."

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Beth era tornata a casa sua, poco prima che Talbot passasse a prenderla.
Aveva appena infilato la chiave nella toppa quando sentì squillare il cellulare e si fermò un istante per rispondere.
"BETH! Scusami se ti ho disturbata...sono passata da casa tua ma non c'eri...avevo voglia di parlare con qualcuno in grado di capirmi..."
"Simone, stai bene? Che è successo? "
Si era accorta che aveva la voce tremolante.
"Hai pianto?"
"Sto bene..."

Sussurrò lei.
"Ho litigato con Josef... Credo che si stia stancando di me... E' stato molto evasivo ma...è impegnato con una delle loro questioni..."
Beth capiva di cosa parlasse.
"Si, anche Mick...Devono avere qualche problema. Mi sembrava un po' preoccupato."
"Non ha voluto dire nulla neanche a te?"
"No...e io non ho insistito."

Simone nel sentire quella frase, provò una fitta al cuore e decise di sfogare tutta la sua insoddisfazione.
"Come fai Beth?...come fai a sopportare di essere tagliata fuori così dalla sua vita? Io non riesco ad accettarlo. Una volta ci riuscivo, ora no. Ho deciso Beth... Io voglio che Josef lo faccia. Voglio che mi abbracci!"
Il tono sicuro di Simone aveva dato un brivido a Beth.
Voglio che mi abbracci.
"Simone...sei sconvolta, è normale che tu ora faccia questi pensieri ma..."
"No Beth, non voglio perderlo...lo capisci? Lo sento lontano da me, e voglio che questa distanza tra noi finisca.
Quando saremo della stessa natura niente potrà più separarci."

Man mano che parlava si sentiva più sicura e il tono della sua voce si faceva più fermo.
Simone voleva sentirsi dire da Beth che faceva bene a desiderarlo, che lo avrebbe chiesto anche lei.
Ma non era possibile.
"Mi dispiace che tu sia così disperata da pensare che questa sia l'unica soluzione possibile..."
Anche se ti capisco.
Pensava Beth.
Prima o poi pensava che sarebbe venuta anche a lei quella crisi di nervi.
"Ora cerca di riposare...ti chiamo domani e ne parliamo con più calma, va bene?"
"Grazie Beth..."

Le rispose Simone prima di attaccare. Ma non era del tutto soddisfatta.

Beth invece, si chiuse la porta alle spalle e appese la borsa, sbuffando.
Non voleva ammetterlo, specie a se stessa. Ma la telefonata di Simone l’aveva innervosita.
Non sapeva cosa ci fosse che non andava fra lei e Josef, era fortunata che le cose fra lei e me andassero bene e non voleva che la freshie la contagiasse con la sua paranoia. Certo pensava che Josef avesse l’aria di uno che si stancava presto delle sue “conquiste” ma con Simone sembrava che le cose fossero abbastanza serie, anche se come al solito pensava che lui negasse e che io lo spalleggiassi.
“Solidarietà fra vampiri.”
Sbuffò, parlando al suo iphone, prima di schiacciarlo sul dock delle casse e far partire la musica.
Portò la sua fidata piattaforma musicale nel bagno e si spogliò per entrare nella doccia. Nonostante avesse deciso di imporsi di non pensare, non riuscì a mantenere il suo intento e già appena sotto l’acqua iniziò a pensare al tempo che passava, al fatto che anche lei come Simone si sarebbe sentita invecchiare, mentre io sarei rimasto sempre giovane e bello come mi voleva.
"Bello...bellissimo... Ma cosa posso farci io? Mick non mi traformerebbe mai e in più il solo pensiero di chiedere a qualcun altro di farlo è ridicolo, prima di tutto perché Mick ucciderebbe chiunque provasse a mettermi le mani addosso, ma perché io non ce la farei... La verità è che lo amo troppo per diventare qualcosa che lui non vuole. Non posso ferirlo in quella maniera atroce, non posso tradire la sua fiducia così, no... è qualcosa fuori discussione.
Cosa mi rimane, dunque? La più bella storia d’amore che avessi mai potuto sperare, Beth, e la certezza che il tuo sangue in qualche modo gli ricorderà sempre di te, oltre magari a essere preziosa merce di scambio o fonte di nutrizione...
O chissà che altro”

Disse seguendo con l’indice il percorso di una delle vene dell’interno del polso.
Poi sospirò, doveva essere felice di quello che aveva. Non tutte le storie avevano un lieto fine, ma non per questo non dovevano essere vissute.
Beth sorrise e cercò di riportare alla mente tutte le coppie delle storie d’amore tormentate e finite male che conosceva.
Romeo e Giuletta, Otello e Desdemona, Dracula e Mina.
"Già... Dracula...anche lui vampiro...anche se per quello che mi riguarda la scena finale di Edward mani di forbici è quella a cui penso di più...la differenza è che molto probabilmente io starò raccontando la mia storia fantastica a una volontaria della casa di cura. Tra l'altro..Parlo da sola più del normale ultimamente..."
Si perché in quel momento pensava che avrebbe preferito morire piuttosto che andare a letto con qualcun altro e mettere su famiglia con qualcuno diverso da me.
Poi all’improvviso scoppiò a ridere sotto l’acqua per quel pensiero e chiuse il rubinetto uscendo e avvolgendosi nell’accappatoio.
“Come sei melodrammatica Beth Turner!” Disse al suo riflesso nello specchio, dopo che lo ebbe spannato.
Poi guardò verso il suo cellulare e sorrise alla mia foto sullo sfondo, iniziando a prepararsi sul serio.
Era quasi in ritardo.


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Come previsto, lo studio odontoiatrico aveva una corsia preferenziale per clienti d' eccezione come Josef Kostan, con poco tempo a disposizione tra un appuntamento di lavoro e l'altro e il portafoglio gonfio di centoni.
E il mio amico sapeva farsi rispettare.
Presi l'attrezzatura che ci aveva fornito Roger e mi alzai per raggiungere Josef e microfonarlo, quando Cindy, passando, me la strappò letteralmente dalle mani.
"Faccio io!"
Restai con i palmi aperti a mezzaria per qualche secondo mentre la osservavo muoversi sicura e attenta come una pantera a caccia.
Cindy gli si era avvicinata con un'espressione determinatissima, mentre lui si stava levando la giacca.
"Ti devo le mie scuse. Perdonami se mi sono intromessa in quel modo...Non avrei dovuto."
Josef smise di sbottonarsi la camicia e alzò gli occhi ambrati leggermente velati di tristezza.
Poi si scoprì il petto abbassando docilmente lo sguardo pensieroso.
"Non importa...prima o poi sarebbe accaduto. Troverò il modo di risolvere..."
Cindy afferrò il microfono e lo preparò. Poi con delicatezza lo posizionò sulla sua pelle bianchissima cercando di fissarlo come meglio poteva, premendo con la punta delle sue dita lunghe e ben smaltate.
"E' ammirevole quello che stai facendo...Il coinvolgimento di una persona come te in queste azioni top secret è una cosa rara. Sarai ben ricompensato per questo..."
"E che genere di ricompensa mi dareste?"

Josef aveva riportato gli occhi nei suoi e stavolta, erano molto più vivaci.
"Soldi?Ho montagne di soldi!No grazie..non mi servono ricompense."
Cindy lo fissò assorta, colpita da quell'impeto di carattere.
"No, Josef, non parlavo di soldi...Ma di pace. La serenità è cosa preziosa e rara.
In 300 anni posso dire di avere vissuto pochissimi momenti davvero felici e sereni. Perciò guardami...So cosa si prova."

Gli accarezzò la spalla e piegò le labbra in un sorriso diverso. Un sorriso sincero, vero. Il primo che le avevo visto fare da quando la conoscevo.
"Il microfono è a posto...puoi rivestirti."
"Cosa dovrei dire, secondo te?"
"Che hai mal di denti?"
Suggerì Roger sghignazzando.
Cindy invece si portò una mano sulla guancia e mimò una delle sue scene epocali.
"Dottore, dottore! Non ho potuto dormire per tutta la notte...La prego, deve assolutamente fare qualcosa per me, mi sento morire..."
Le parole in sè erano semplicissime, ma il tono con cui le aveva pronunciate, il suo modo di gesticolare che sprizzava sensualità ed estrogeni intorno a sè come una fontana ci lasciò senza parole. Roger e Logan erano basiti.
Mi scambiai con Josef un'occhiata smarrita mentre entrambi eravamo a bocca aperta, incapaci di usare il cervello, totalmente ammutoliti.
Fu lui a riprendersi dallo shock prima di me.
"Ti consiglio di non fare mai un pezzo del genere al tuo dottore, bambina. Potrebbe seriamente pensare di violentarti!"
E la testa di Logan e quella di Roger si mossero contemporaneamente annuendo.
La mia mente invece vagava in tutt'altra direzione. E Josef se ne accorse subito.
Venendomi vicino cercò di fare qualcuna delle sue battute per scalfire la mia corazza mentre si riabbottonava la camicia.
"E così anche le pulitrici a volte piangono...E chi l'avrebbe mai detto? Comunque i vampiri hanno orecchio per la musica, a volte la sentono dentro. Beethoven era un vampiro... io l'ho conosciuto sai? "Al chiaro di luna" io l'ho sentito suonare dal vivo..."
"Ma mi prendi in giro?" Gli domandai perplesso.
"No... Pensavi di essere l'unico vampiro musicista della storia? Beh, ti do uno scoop..anche Jim Morrison lo è...ora vive in un'isola sperduta con le sue pollastre...Bei tempi, quelli di Light my fire..." Precisò con un sorrisetto.
Ma vedendo che non raccoglievo si decise ad usare metodi più diretti.
"Mick... A che pensi?"
Mi chiese fingendo distacco, mentre si rifaceva il nodo alla cravatta.
"Mi domando perchè non ci mandiamo lei lì dentro..."
Guardavo Cindy, con uno sguardo poco rassicurante. Probabilmente la cosa lo preoccupò un po'. Perchè una volta ricomposto il suo abito, incrociò le dita rivolto verso di me e serissimo sbottò.
"Ehi...Esci da questo corpo!Il mio amico non metterebbe mai in pericolo una donna..."
Sorrisi stancamente alla sua battuta e lo fissai.
" Hai visto come ci sa fare?"
"Ho visto eccome...e ho anche sentito. Io invece mi domando come mai sei così scontroso. "

Mi rispose lui sospirando.
"Vuoi la verità? Voglio che stai alla larga da lei, Josef. Vi guardate con troppo interesse e dato che lei mi ha detto di conoscere Coraline, non mi fido...."
"Un'altra vecchia conoscenza di Coraline, eh? Ma non pensarci... non devi preoccuparti. Te l'ho già detto, vero?"
Annuii convinto, in risposta.
"Josef, nemmeno tu devi preoccuparti. Non permetterò che ti accada nulla. "
Lui sembrava avere capito e si sentiva più sollevato sapendo cosa mi tormentava.
Poi tornò a pensare alla sua missione.
"Lo so Mick...Lo so. E sai, sono contento che tu abbia pensato a me per questa cosa...Fa molto agente sagreto...Il mio nome è Kostan, Josef Kostan!" Esclamò ridendo, dandomi una pacca sulla spalla.
Era lui a rassicurare me in quel momento. Era carico come una molla ed era prontissimo ad entrare in azione.



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"Signor Kostan!!"
La segretaria quasi sobbalzò sulla sedia dall'entusiasmo, vedendolo avvicinarsi e agitando le chiome bionde sulle spalle, gli si fece incontro.
"La stavamo aspettando..."
Affermò sfoggiando un sorriso smagliante mentre dal citofono interno usciva la voce imperiosa del Dr Rider.
"Jennifer, mi porti un caffè appena ha un minuto..."
Ma l'interesse della ragazza era assorbito completamente dalla figura di Josef.
"Se vuole essere così gentile da lasciarmi i suoi dati, compilo subito la sua scheda personale..."
Gli spiegò gentilmente mentre si accarezzava una ciocca bionda con la punta delle dita e Josef eseguì.
Aveva l'aria molto tranquilla.
Fiutava solo odore umano e questo lo rassicurava.
La ragazza aprì lo schedario e compose una nuova cartella.
Josef seguì i suoi movimenti con attenzione, rispondendo prontamente alle sue domande e allungando spesso l'occhio tra gli altri fascicoli dei pazienti.
Ad un tratto, sospirò.
"Sa una cosa...entrare in uno studio dentistico mi mette sempre un po' di ansia...Meno male che ci sono segretarie gentili e affascinanti come lei a dare sollievo a pazienti agitati come me...Le dispiacerebbe passarmi un bicchiere d'acqua?"
La segretaria alzò gli occhi smeraldini pieni di gratitudine a quel complimento per incrociare i suoi.
"Oh ma certo, signor Kostan. Glielo prendo subito! "
Si alzò immediatamente per recuperare un bicchiere di carta e riempirglielo.
Ma Josef le era già alle spalle e quando lei si voltò fu inevitabile lo scontro.
Il bicchiere si accartocciò.
La maggior parte del liquido finì sul decolletè della ragazza e qualche goccia sui pantaloni di Josef.

"Questa cosa del bicchiere la fa spesso... e finora ha sempre funzionato...Non capita tutti i giorni di ritrovarsi davanti un affascinante milionario..."
Spiegai io guardando Cindy e Roger che erano abbastanza sbigottiti, non capendo cosa stesse succedendo.
Come previsto la segretaria si sentì mortificata osservando le macchie scure che si erano allargata sul pantalone griffato di Josef senza rendersi conto della sua scollatura bagnata.
"Oh mio Dio...mi perdoni signor Kostan..."
"Non si preoccupi, è stata colpa mia...per fortuna è solo acqua, signorina Jennifer ..."
La rassicurò col suo tono suadente.
Josef era impagabile in quella scena. E non avevo mai visto una ragazza rifiutarsi di farsi tamponare, quando lui tirava fuori prontamente dalla tasca il suo fazzoletto di seta per asciugarle il collo.
Come previsto quindi, anche la segretaria si era goduta quel momento di beatitudine e poi si era rifugiata in bagno per rassettarsi, preoccupata di essersi scomposta troppo.
"Mi scusi solo un minuto..."Gli sussurrò con le guance infuocate dall'imbarazzo e sgattaiolò via.
Giusto il tempo necessario perchè Josef cercasse nell'archivio la cartella di Flown.
"Mick...l'impronta dentale c'è. E' imbustata qui."
Sussurrò chinando la testa verso il microfono.
E quando la segretaria tornò, lui aveva l'espressione più dolce del mondo stampata sul viso.
"E' più bella di prima..."
Esclamò galantemente, e Jennifer sorrise squagliandosi come neve al sole.
"Ora la prego, lasci che la accompagni...il dottore la sta aspettando."
Si offrì di fargli strada e lo introdusse nello studio.
"Dottore, il Signor Kostan è qui."
"Benissimo, lo faccia entrare... Prego Mr. Kostan, si accomodi pure..."
Lo invitò il medico, stringendogli la mano.
Josef avanzò di qualche passo nell'ambulatorio, senza preoccuparsi di nascondere il suo sguardo curioso.
Si guardò bene attorno e si accomodò sulla sedia davanti alla scrivania.
"Mi dica pure, qual è il suo problema?"
"Ecco...veramente quando bevo...il caldo e il freddo mi infastidiscono...mi danno..."
"Sensibilità?"
Tentò il dottore.
"Esatto..." Confermò lui.
"Allora diamo subito un'occhiata..."
Josef si alzò dalla sedia scorgendo la poltrona con un leggero brivido di repulsione.
"Devo proprio eh?" Domandò, mentre il dentista lo incitava con lo sguardo ad avere coraggio.
Josef si stese sulla poltrona di pelle nera e poggiò la testa, sfidando la luce del faretto che gli accecava lo sguardo.
"Apra..." Suggerì il Dr. Rider e Josef eseguì.
Mentre il dottore armeggiava con lo specchietto tra un'arcata dentale e l'altra, Josef vagava con lo sguardo sul soffitto.
Poi si accorse della musica classica di sottofondo e la trovò incredibilmente rilassante.
Chiuse gli occhi per un istante, e si sentì stranamente calmo.

"Non è possibile..."

Esclamai con slancio premendo l'auricolare contro l'orecchio per essere proprio sicuro di avere ascoltato bene.
"E' LEI!"
"E' la voce degli angeli! Come fa ad averla? Non avevi detto che era inedita?"

Cindy mi fissò sbalordita.
"E' così!Forse ci siamo...questo tizio conosceva bene Flown, potrebbe avere ricevuto una copia dello spartito oppure una registrazione...Anche se non capisco come abbia potuto averne il tempo...."


"Complimenti...signor Kostan"

Si congratulò il medico con il suo paziente.
"Lei ha una dentatura perfetta...come non ne vedevo da anni! "

Logan sghignazzò a quel commento del dottore e cercò di strapparci un sorriso.
" Ho trovato il nome di battaglia per Josef...Willy Wonka!"
" Non dirglielo...Io credo che preferisca James Bond..."
Replicai ridendo.

Josef richiuse le labbra e le inarcò in un sorriso compiaciuto.
"Grazie..."
"Io non vedo nessun problema serio...Sarà certamente una gengivite. Le prescrivo subito un colluttorio. Ne faccia uso costante per una quindicina di giorni e vedrà che il suo piccolo fastidio scomparirà completamente."
"La ringrazio dottore..."

Josef approfittò del trasferimento del Dr. Rider dalla poltrona alla scrivania, per alzarsi.
"Questa musica...è davvero molto piacevole..."
Commentò, rompendo l'imbarazzante silenzio e il medico alzò lo sguardo dai suoi occhiali con un sorrisetto d'intesa.
"Sono contento che le piaccia...non tutti i miei pazienti sanno apprezzare questo tipo di musica, signor Kostan...Lei ha davvero degli ottimi gusti."
"Senta dottore, c'è anche un'altra cosa di cui vorrei parlare con lei..."
Iniziò allora Josef.
Parlare di affari era una delle cose che gli veniva meglio.
"Ho saputo che lei è un membro molto importante di un'associazione benefica... E' abbastanza evidente il fatto che io non abbia problemi di denaro e aiutare il prossimo mi è sempre stato a cuore..."

A quella frase, io e Logan ci scambiammo uno sguardo complice.

"Se vuole contribuire con una donazione, signor Kostan, noi le saremmo profondamente grati! E' molto importante che chi ha tanto, rinunci ad un po' della sua fortuna per un bene comune..."
E così dicendo digitò sul suo pc mentre Josef lo guardava incuriosito, tamburellando le dita sulla scrivania.
"Le scrivo subito il codice per accedere alla sezione delle donazioni attraverso il sito della nostra associazione.
Con esso diventerà ufficialmente uno dei nostri. Potrà accedere alla lista degli altri "donatori" e mettersi in contatto con gli altri membri della fondazione, ma la pregherei di non divulgarla. Molti di loro vogliono restare nell'anonimato. "
"Comprendo benissimo..."

Sussurrò Josef.

Mentre noi esultavamo per il suo successo.


************************************


Josef aveva ottenuto il codice per entrare nell'area esclusiva d'accesso ai membri.
Era l'unico di noi che potesse riuscirci senza dare nell'occhio.
Bello ricco e assolutamente impeccabile.
E con il suo numero magistrale aveva trovato nell'archivio l'impronta dentale di Flown, prova del coinvolgimento del dottore.
Ancora di più aveva prestato il suo orecchio perchè sapessimo che quell'uomo aveva una copia della Voce degli angeli.
Ma questo non bastava a farci svelare ogni mistero.
Josef aveva svolto la sua missione speciale ed era salito sulla sua testarossa con espressione più serena.
Ma appena era partito, mi ero deciso a raggiungerlo in ufficio per assicurarmi che il problema Simone non lo stesse logorando troppo.
Volevo andarci da solo, così feci improvvisamente inversione con la mia Mercedes, lasciando che gli altri tornassero al rifugio.
Logan si era messo subito al lavoro, ma dopo una prima occhiata si era voltato a guardare Cindy e Roger sconsolato scotendo la testa.
E mi aveva telefonato subito.
"Mick, ma dove sei finito? Questo codice serve solo per effettuare le donazioni... Qui, c'è un'altra area protetta cui possono accedere solo coloro che dispongono della pass d'autorizzazione."
"Trovala, no? ti pago bene per questo!"
Lo rimproverai.
"Ci sto provando, Mick, ma il mio sistema conosce solo una selezione di codici. E a quanto pare quella che ci serve non è nel database. E altra cosa strana è la modalità di accesso. Dovresti venire a vedere... Non è semplice da spiegare"
"Vi raggiungo tra poco, tu fai tutti i tentativi possibili, intanto!"


Ma mentre parcheggiavo, vidi Josef attraversare a grandi passi la piazzola antistante l'entrata, massaggiandosi nervosamente il colletto della giacca.
Dietro di lui c'era un tipo vestito da inserviente in divisa beige e cappellino.
La stranezza di quella scena non mi sfuggì. Anche se in realtà mi ero perso un pezzo fondamentale.

Josef era sceso dalla sua fiammante Ferrari e qualcuno lo aveva raggiunto alle spalle mentre raggiungeva l'ingresso.
Si era voltato a guardarlo e il tizio in tenuta da lavoro, lo aveva salutato cordialmente seguendolo fino alla porta.
Poi il click della sicura di una pistola gli fece capire che la situazione gli era sfuggita improvvisamente di mano.
"Signor Kostan...Sappiamo a quale razza appartiene. Si volti lentamente e non provi a fare mosse false, perchè il mio collega ha una pistola con proiettili d'argento puntata sulla sua nuca. Basta un solo colpo per renderla un non morto, definitivamente morto. Vogliamo solo farle qualche domanda, e se sarà gentile a rispondere, noi la lasceremo andare incolume."
Josef, aveva sfoderato uno dei suoi soliti sorrisi strafottenti, voltandosi a braccia larghe.
"Dato che avete chiesto con tanta gentilezza... ."
Rispose all'uomo col cappellino che gli si era rivolto. Accanto a lui poteva vedere ora un altro tipo più robusto che impugnava l'arma con molta disinvoltura.
Poi l'uomo col cappellino riprese la conversazione col suo tono placido.
"Mr. Kostan, un uccellino ci ha riferito che lei conosceva una certa Coraline DuVall e suo fratello Lance, non è così?"
Il sorriso di Josef perse tutta la sua luce, sentendo pronunciare quei nomi.
"Quell'uccellino ha le ore contate... Non vedo Lance da almeno due secoli e Coraline è morta da un pezzo..."
"Sta mentendo signor Kostan...Noi vogliamo sapere cosa sa sulla cura ."

Josef spalancò gli occhi sorpreso da quella domanda. Un mortale gli domandava della cura.
Non ne sapeva più di quanto avesse visto in me, che la avevo provata.
"Non so nulla di questa maledettissima cura! E anche se ne sapessi qualcosa, cosa vi fa pensare che ve ne parlerei?" Replicò con arroganza.
A quella domanda rispose l'uomo armato con un sorriso infido.
"Forse il fatto che sappiamo quanto le stia a cuore la Signorina Sarah Whitley..."
Sentendo pronunciare quel nome a Josef ribollì il sangue nelle vene.
"Non provate nemmeno ad avvicinarvi a Sarah o giuro che..."
Il tizio con la pistola stava gongolando di fronte alla sua reazione.
"Calma...calma! Nessuno vuole che alla Signorina Whitley capiti un brutto incidente..."
A placare i nervi di Josef intervenne di nuovo il tipo col cappellino, col suo tono rassicurante.
"Ma... se le dicessi invece che noi sappiamo come risvegliarla?"
Josef restò pietrificato, sentendo quelle parole.
"Lei è un uomo d'affari...sono sicuro che non si farà sfuggire questa occasione. Ci pensi, signor Kostan."
Vidi il suo compagno puntare la bocca della pistola più in basso, sul petto di Josef.
Ero sicuro che gli avrebbe sparato, probabilmente per evitare di essere inseguiti.
A quel punto non potevo aspettare ancora, rimanendo nell'ombra e con decisione mi gettai sull'uomo col cappellino.
Stringendolo per il collo, lo immobilizzai, mentre quella sfrontata sicurezza che i due avevano negli occhi, spariva all'istante.
"Lascialo! O il tuo amico qui si ritroverà il cervello pieno d'argento e per te sarà un'impresa disperata ripulirglielo!"
Josef mi fissò con lo sguardo infuocato. Avrebbe voluto voltarsi comunque a colpirlo, sebbene il rischio che il proiettile lo prendesse alla testa, fosse esageratamente alto.
L'ultima cosa che volevo era che si facesse uccidere in quel modo stupido.
I miei occhi lo imploravano di controllarsi.
"Stammi bene a sentire.... Ora tu lasci andare il mio amico e io lascio andare il tuo, tutto intero."
Gli spiegai allentando lentamente la presa intorno a quel collo, soffice sotto la mia ferrea stretta.
"Prima spostatevi nella piazza! Al centro!" Urlò l'uomo infastidito
Io feci segno a Josef di assecondarlo docilmente e quando fummo entrambi al centro del parcheggio mi ordinò di lasciar andare l'amico.
Appena aprii la mano, il tizio col cappellino scappò veloce come un gatto.
"Sono un tiratore scelto, non vi consiglio di sfidare la mia mira. Voi siete molto veloci, ma io sono molto preciso. Non provate a seguirci o vi ritroverete un foro nel cranio!"
"Aspettate!"
Gridò Josef mentre lo bloccavo, tenendolo per le spalle.
" Josef NO, Lasciali andare!"
"Pensi alla nostra offerta signor Kostan. Ci faremo vivi noi!"
Urlarono i due, fuggendo velocemente.
Restammo immobili al centro della piazza fino a che li vedemmo allontanarsi e scomparire alla vista.
Poi annusai l'aria cercando di identificare la loro direzione.
Ma non sentivo più nulla. Corsi verso la strada imitato da Josef ma non c'era traccia del loro odore.
"NON può essere Mick...Non sento nulla!"
Urlò di rabbia Josef mentre le guance gli si arrossavano per l'ira.
Non riuscivo nemmeno io a spiegarmi cosa diavolo fosse successo.
"Nemmeno io, Josef...Non ho la più pallida idea di come sia possibile!"
Ma lui tornò a fissarmi con lo sguardo ardente.
"Aspetta...potrebbe essere che si siano nascosti in qualche garage qui intorno...Se le pareti sono rivestite d'argento, non si sente nulla."Lo fissai perplesso.
"Una stanza d'argento, Josef?Tu hai mai visto una cosa del genere?Ma di che parli? Non può esistere!"
Non capivo come gli fosse venuta in mente.
"Invece si, purtroppo. E' l'unica spiegazione plausibile... e quel tipo, quello col cappellino. Quando lo hai buttato a terra ho visto che aveva un tatuaggio sul collo, una luna nera. Ho già visto quel marchio. Forse è un caso... ma se così non fosse è un sorvegliante. Qualche secolo fa esisteva una setta chiamata Legione della Luna nera, che collaborava con l'inquisizione. Erano "i sorveglianti" membri di questa setta, a seguire i presunti adoratori del diavolo, per ordine dell'inquisizione. Se il sorvegliante acquisiva prove sufficienti per l'arresto si procedeva con la cattura e la tortura per ottenere una eventuale confessione. La tortura dei vampiri affinchè rivelassero il luogo del loro nido, si diceva avvenisse in una stanza dalle pareti d'argento fatta costruire appositamente nella sede della Legione B.M..."
"Legione Black Moon, eh?...E tu l'hai mai vista, una stanza d'argento, Josef?"
Gli domandai accigliandomi.
"No Mick... non io. Non ne sarei uscito certamente vivo. Ma ne ho sentito parlare e non credo siano state solo storie."
Ero sempre più turbato da quello che diceva.
"Ma hai sentito cosa hanno detto di Sarah, no?"
"Non credergli, Josef stanno bleffando."
"E tu come fai a dirlo con tanta sicurezza? E se non fosse così, Mick? Io li ritroverò quei maledetti! Voglio capire a che gioco stanno giocando questi umani! Adesso sono loro che ricattano e terrorizzano noi immortali! Io prima li trovo, li torturo a modo mio per farmi dire tutto quello che mi interessa e li ammazzo come meritano!"
"No Josef...no."
Gli parlavo piano per cercare di calmarlo.
"Tu adesso vai a casa, ti bevi qualcosa di buono e ti rilassi. Resta fuori da questa storia, sei stato già abbastanza coinvolto! Al resto penserò io. Ti assicuro che li ritroverò."
Ma Josef non era convinto quanto me, anzi era irritato dalle mie parole.
Mi conosceva fin troppo bene e in quel momento capiva cosa volevo fare prima ancora che me ne accorgessi io.
"Mick...stai dando un colpo al cerchio e uno alla botte, te ne sei accorto? Prima combattevi contro i vampiri per proteggere gli umani. Due secondi fa eri in cerca di due assassini che hanno fatto scempio del corpo di un ragazzo vampiro, e hai protetto me dalla Black Moon...E ora torni a difendere gli umani, come se questa cosa non ci mettesse l'uno contro l'altro! Aveva ragione Emma, prima o poi dovrai decidere da che parte vuoi stare!"
"Io voglio solo evitare di alimentare una guerra senza esclusioni di colpi, Josef!Tu pensi di risolvere tutto con la violenza? Sai che potevano ucciderci, quei due! Ci potevano eliminare in due secondi! Ma non l'hanno fatto!"
"Ringraziando il cielo, Mick! Ti sei fidato delle loro parole! Io la testa a quel tipo, gliela avrei staccata comunque!"
"E ti saresti fatto ammazzare come un idiota! Non saresti stato utile a nessuno da morto! Nè a me nè a Sarah!
Lo chiedi a me...ma quando sarà il momento, tu lo sai da che parte vuoi stare, Josef?"
Gli domandai serio.
"Si, Mick... Dalla tua, spero...Non voglio sentirmi costretto a dovermi fronteggiare con te... che hai scoperto di quella associazione?Pensi che c'entri qualcosa con la legione?"
Sospirai a fondo cercando di riordinare le idee.
"La Hope potrebbe coprire un servizio antivampiro della Black Moon di cui mi hai parlato. Forse l'interpretazione della sigla Hope di cui parlava Cindy, non era solo fantasia ed esiste davvero una Executive Plan of Hunting per Vampiri. Ci schedano, ci controllano e se non gli andiamo a genio ci eliminano oppure ci ricattano. "
"Ma come fanno a riconoscerci? Deve essere stato uno di noi a rivelare i nomi dei vampiri di L.A. Loro come potrebbero capirlo? Non hanno il nostro fiuto!"
"No...ma forse hanno trovato semplicemente un modo per riconoscerci."



************************************


Ero molto nervoso per quanto era successo. Quell'agguato a Josef proprio non me lo aspettavo. E Chiamai Beth al cellulare per controllare che fosse tutto a posto.
"Beth, dove sei?"
"Mick...Sono ancora a casa mia, perchè? Sto aspettando Talbot per fare un sopralluogo."
"Va bene... Ma fatti riaccompagnare da me appena finite e aspettami lì. Io tornerò prima possibile. Ti amo..."

Non volevo allarmarla, ma volevo tenere la situazione sotto controllo.
Invece qualcosa mi sfuggiva sempre.
"La tua donna? Beth è la tua donna!"
Cindy mi aveva appena tanato.
"E non è affar tuo...Logan ha trovato il codice?"
"NO. Ma prima che tu entri devo dirti che...Forse ho capito una cosa importante sulla sinfonia. Ma volevo dirla solo a te. Sei stato tu che mi ci hai fatto pensare.
Se Lowrence ha composto la voce degli angeli prima di morire, lo ha fatto subito dopo essere stato abbracciato.
Questo vuol dire che era ancora in una fase di stallo tra la vita e la morte... Dunque questa è una sorta di Sinfonia dell'abbraccio, se così si può definire."

Capivo a cosa alludesse e ora che mi ci faceva pensare, riuscii a collegare tutti puntini tra loro.
Ricordai quello che mi aveva detto Beth stoppando il mangianastri.
E quello che aveva sottolineato il dottore con Josef.
Non tutti sanno aprezzare la voce degli angeli. E così anche io espressi il mio punto di vista a riguardo.
"E' una sinfonia di morte... Quella musica ricorda agli uomini quanto sia triste la morte, ecco perchè mette loro angoscia... Al contrario, ricorda noi quanto sia bello l'ultimo istante di vita e questo la rende per noi incantevole."
Io e Cindy ci scambiammo uno sguardo profondo d'intesa, mentre ero incapace di contenere lo stupore per quanto avevo pensato.
"Quella sinfonia serve per distinguerci da loro... Ecco perchè ha detto a Josef di avere un orecchio fino!
Non tutti apprezzano quella sinfonia perchè solo i VAMPIRI lo fanno!
Cindy, questo vuol dire che chiunque abbia quella sinfonia può identificarci. Ecco perchè hanno seguito Josef fino a casa e lo hanno ricattato. E' stato il dottore ad indentificarlo e a fornire loro i suoi dati..."

Cindy trasalì sentendo il mio tono preoccupato.
"Josef? Sta bene? Che gli è successo?"
"Sta bene, ma ora sanno dove abita e dove lavora, hanno provato a ricattarlo per sapere della cura."
"E lui che cosa ha detto?"

La fulminai con lo sguardo pentendomi di averglielo detto. E lei capì che aveva fatto una domanda di troppo, così glissò.
"E' una tragedia...non potremmo mai nasconderci. Non possiamo fuggire da quella musica se non divulghiamo la cosa. Ma per ora teniamocelo per noi...dai retta a me, e vieni dentro a darci una mano con la pass."

Logan stava ancora spremendosi le meningi per rintracciare la combinazione giusta d'accesso all'area protetta.
Quando arrivai, cliccò col mouse e mi mostrò la finestra d'inserimento del codice.
Dava solo una sequenza di numeri cui sotto era a disposizione lo spazio per la digitazione della pass.


1067781345046160692992979584215948335363056972783128881420721375504640
c.a.p.:
_______________________________________________________________________

"E' un numero enorme..."
"Ti dice qualcosa? Ti fa venire in mente qualcosa?"
"No sinceramente. E' troppo lungo per essere un codice bancario...sono 70 cifre!"
"Mick, le hai contate? Io non ci avevo pensato. Credevo che la combinazione giusta andasse cercata spostando l'ordine di queste cifre... ma non va. Ho provato tutte le combinazioni possibili e ci ho messo due ore... e credo che possa contenere addirittura dei simboli, il che ci manderà al manicomio prima di riuscire a verificare tutto"
"Se lo nascondono così bene, deve esserci davvero qualcosa di importante lì dentro."
Valutò Cindy.
E aveva detto esattamente quello che stavo pensando.
"Ma in che razza di situazione siamo, vi rendete conto di quanto è assurdo?
Prima scopriamo che qualcuno si diverte a massacrare vampiri dopo avergli fatto un calco dei denti,
poi troviamo dei messaggi di chat in codice sui personaggi delle storie fantastiche,
ora siamo di fronte ad una combinazione assurda di numeri a casaccio che dovrebbe costituire la chiave d'accesso ad un archivio segreto di un'associazione di beneficenza! Ma cosa pensate di trovare lì dentro? Probabilmente ci saranno i nomi dei donatori che vogliono restare anonimi, che ne so, tipo OSAMA BIN LADEN! oppure ET! Cosa vi fa pensare che lì dovrebbe esserci scritto il nome del nostro Freddy Krueger?"
Sbottò Roger e si lasciò cadere su una sedia, facendola scricchiolare pericolosamente.
"Stiamo solo perdendo tempo."
"Eppure io questo numero l'ho già visto..."

Logan sembrava sovrappensiero.
Riponevo nella sua scaltrezza informatica ogni speranza di trovare il bandolo della matassa perchè ero sicuro che quel Rider c'entrasse qualcosa con chi aveva ucciso Flown.
"MA CERTO! Mick, perdonami, sono davvero un idiota...non so perchè non ci ho pensato prima! C.A.P. sta per Clifford A. Pickover! SONO NUMERI VAMPIRO!"
"CHE?" Tuonammo in coro.
"Clifford A. Pickover è un matematico piuttosto famoso che ha inventato una nuova specie di numeri nel 1994 che ha definito numeri vampiro. I numeri vampiro sono i numeri n = x ° y tali che n contenga le stesse cifre di x e di y. I due numeri x e y vengono chiamati i denti o canini di n!
Ad esempio: 2.187 = 27 x 81 dove 27 e 81 sono i due “canini” di 2.187, il “vampiro”. Così anche 1530 = 30 x 51 o 1827 = 21 x 87... Il numero n insomma deve naturalmente avere un numero pari di cifre, tali che, moltiplicate fra loro, diano come risultato il numero originale, qualunque sia l’ordine di tali cifre. Mi sono spiegato?"

Eravamo ammutoliti.
" Ora questo qui è il numero più “mostruoso” di tutti quelli scoperti! Il numero vampiro più grande che sia stato mai trovato! E lo ha scovato Andersen nel 2003: 1067781345046160692992979584215948335363056972783128881420721375504640.
Ha addirittura 100025 coppie di canini... E' GENIALE!!"

Era eccitatissimo.
"Io lo definirei folle...Ma che cosa vuol dire? Dillo con parole comprensibili, Logan!" Mi raccomandai.
"Vuol dire che la combinazione giusta per entrare è data da una moltiplicazione tra 2 numeri di 35 cifre..."
"Stai scherzando vero?"
"No...di questo numero vampiro, come vi ho detto esistono..."
"Più di 100 mila combinazioni! Ma quanto ci metterai a trovarla?"
"Non molto...ce la posso fare, tranquilli! Ormai dovremmo aver capito il sistema... Ora proviamo."

Solo in quel momento mi resi davvero conto di quanto Logan era in gamba.
Tutto quel discorso ci aveva parecchio ingarbugliato la mente.
Ma lui si muoveva con estrema disinvoltura in quel ramo ed era davvero un peccato che non avesse preso una laurea in ingegneria elettronica.
La verità era che aveva imparato tutto quello che l'università poteva offrirgli e lui si annoiava. Per questo aveva smesso di andarci.
Non gli serviva un pezzo di carta che dimostrasse al mondo quanto valesse. Sapeva perfettamente di essere un genio anche se pochi fortunati come me potevano vederlo all'opera lontano dalla console.
"Datemi qualche ora e provo a capire cosa diavolo c'è scritto sotto la sequenza dei canini del numero vampiro più antico."
Ci stupì tutti, ma ci riuscì in poco più di un'ora.
E quando fummo all'interno del sito, ci si parò davanti agli occhi la nostra "mappa del tesoro".


"Questa è la mappa del mondo, vista dal satellite, ristretta su L.A. Vedete questi puntini? sono location. Ogni location ha un significato che ovviamente sarà difficile dedurre, ma ci possiamo provare."
"Aspetta...Vai sul quartiere dove abita Flown."
Suggerii subito.
Se c'era qualche traccia che identificasse la sua abitazione, si poteva tentare qualche ipotesi.
"C'è un puntino rosso su questo indirizzo..." Notò Cindy.
"Puoi zummare?"
"Certo, subito, Mick..."
"Si hai ragione, è l'indirizzo di Flown!"
Esultai.
"Logan, ora vai su Pasadena..."
"Pasadena? Perchè Pasadena?"
Chiese Roger urtato.
"Ci sono anche qui dei segni...diversi direi."
Controllai ad occhio l'indirizzo dei McLow. C'era un segno rosso anche lì.
"Qui invece ce n'è uno azzurro..." Mi fece notare Logan.
Speravo di sbagliarmi ma mi sembrava proprio in corrispondenza della villa dei Romeo.
Poi mi venne un'intuizione.
"Aspetta Logan, torna ad est,da questa parte, vai verso l'ufficio di Josef e cerca lì..."
Sull'edificio non c'erano segni, ma c'era una location blu vicina, molto vicina. E quando ci poggiò il cursore uscì un marchio. La luna nera che aveva visto Josef nel tatuaggio di quel tipo me la trovavo ora davanti agli occhi. Il simbolo di questa Legione di cui mi aveva parlato faceva si che i suoi dubbi diventassero certezze.
"Ci siamo... Credo proprio che abbiamo trovato Neverland..."
"Parli sul serio Mick? Se tanto mi da tanto...qui c'è capitano Uncino... e forse anche Peter Pan!"
"Logan...Zumma ancora...Voglio vederlo da vicino il più possibile."
"Ci sono vari edifici intorno... non è proprio un posto fuorimano..."

No. Non era fuori mano. Era fin troppo a portata di mano. Ed era molto strano che fosse solo un caso.
Io lo sapevo. Ne ero sicuro. Josef aveva ragione.
Il cuore mi balzò nel petto.
Avevamo scoperto il luogo dove quei tizi si nascondevano. Una sorta di roccaforte anti vampiro, presumibilmente.
"E adesso informiamo il consiglio."
Roger si alzò per telefonare, riprendendosi dal suo intorpidimento.
"Anch'io devo fare una telefonata."
E mi allontanai per chiamare.
"Josef...Tutto okay?"
"Si... stavo per andare da Simone..."
"Non ti trattengo molto, ma vorrei che mi dicessi quello che sai sul vampiro più antico."
"Mick...perchè mi fai questa domanda?"
"SO che lo SAI, non rispondermi con altre domande, abbiamo poco tempo e mi servono informazioni. Sapevi della Legione e della Luna Nera, ora dimmi del vampiro. "
"E' solo una leggenda... Non ne so molto. Dicono che il capostipite sia vecchio più di 5000 anni...il suo nome è un mistero, ma la Chiesa sostiene che sia Caino. Ho sentito molte storie su di lui. Alcuni dicono che sia stato ucciso e che il suo successore abbia bruciato il suo cuore e bevuto la cenere insieme a vino eucaristico generando la nostra discendenza semi immune alle icone religiose... Ti ho già detto che con i vampiri antichi non si scherza, Mick. Stanne alla larga, quelli sono infinitamente distruttivi. Specialmente per un buono come te... Hai capito? Mick?"
"Si ho capito. Grazie Josef."
E riattaccai. Anche Josef sapeva perfettamente che sarei andato fino in fondo. E non si sentiva affatto tranquillo.


************************************


Beth intanto aveva il suo dafare dietro a Talbot, sulle tracce dei due desaparecidos di Los Angeles.
"Tutto ordinato, perfettamente pulito e profumato."
L'appartamento di Foreman non aveva uno spillo fuori posto.
"Sembra che qui non ci sia venuto nessuno oggi..."
"E' tutto fin troppo in ordine..."

Commento Talbot entrando in camera da letto. Lì aprì tutti i cassetti e l'armadio.
Poi tornò nel salone a raggiungere Beth.
"L'armadio è semivuoto, e così anche i cassetti..."
"Sono partiti, Ben... credo che dovremmo rassegnarci."

Lo consigliò mentre si voltava verso il pianoforte a parete.
Notò subito lo spartito appena abbozzato sul leggio e non potè resistere alla tentazione di provare a suonarlo.
"Sai suonare il piano?"
Domandò Talbot piacevolmente colpito.
"Da bambina, mia madre ci teneva moltissimo...e imparai presto. Ho orecchio per la musica..."
"C'è qualcosa che tu non sappia fare, Beth?"

Si scambiarono uno sguardo pieno d'intesa prima che Beth iniziasse a suonare.
Poi le sue agili dita si mossero leggiadramente accarezzando la tastiera e sprigionando la sinfonia.
Mentre suonava Beth si sentiva trasportare da quelle note, ma improvvisamente si fermò.
"Che succede?"
Le chiese Talbot che ascoltava estasiato.
"Questa musica... ne ho già sentita una molto simile suonata da un violino."
Esclamò Beth con una lacrima a piè di ciglio.
Pensava a quello che le avevo detto, quando le avevo chiesto delle indagini.
Capiva che le avevo nascosto la verità.
E ricordava il nome su quel display: Cindy.
E le parole che le aveva detto Simone.
"Come fai, Beth, a sopportare di essere tagliata fuori in questo modo?"
E in quel momento Beth fece una promessa a sè stessa.
D'ora in poi avrebbe preteso di contare più di tutto.



************************************


Mi stavo avvicinando con introspezione all'edificio, quando vidi uscire un minivan da uno dei garage e fermarsi all'incrocio. Riconoscevo la divisa da inserviente che avevo visto addosso ai due assalitori di Josef.
Poi dal van scese anche l'uomo col cappellino e si guardò intorno con sguardo attento.
Cindy mi fu improvvisamente addosso e si strinse a me.
"Fai finta di baciarmi!"
La freddai con lo sguardo glaciale a quella richiesta pretenziosa.
"Cosa diavolo ci fai tu qui?"
"Cerco di farti ragionare! Mick, per favore...Vuoi che ci becchino? Ti hanno anche visto in faccia!"

Mi chinai su di lei e poggiai le labbra sul suo mento senza chiudere gli occhi, mentre lei mi afferrava per la giacca.
Continuavo a controllare se il van si fosse mosso. Poi sentii accellerare e lo vidi svoltare finalmente l'angolo.
"Sei il primo uomo che si fa pregare per baciarmi..."
Mi sussurrò quando mi staccai da lei.
"Se ci fosse stato Josef al mio posto, ti sarebbe piaciuto di più..." La provocai.
L'idea che gli avesse messo gli occhi addosso, mi infastidiva.
Non volevo che nemmeno Josef si facesse trasportare troppo, con lei.
E Cindy invece interpretò quella frase come se fosse una mia reazione di gelosia.
"Mick, se non fossi così glaciale, sarei attratta più da te che da lui..." Confessò con un sorrisetto ambiguo.
"Ma non cambiare argomento...Devi aspettare ordini, St.John! Non puoi fare sempre da solo e come cavolo ti pare! " Mi sgridò un'altra volta.
"Perchè no? Perchè tu sai cose che io non so? Per esempio su Coraline e la CURA?"
Restò ammutolita davanti a quel mio scatto. Poi rispose con un sospiro.
"No...Perchè è pericoloso, Mick...E tu sei un investigatore privato troppo bravo e ligio al dovere per non rischiare la tua vita. Non andare lì dentro!"
"Non sono stupido, okay! Scommetto che sai tutto della Luna Nera e della Legione, non sei stata del tutto sincera con me, a quanto pare..."
"Non dire scemenze Mick... Era la prima volta che vedevo quel marchio! E sai una cosa, potrebbe essere la patacca nera dei pirati! In poche parole quei tizi sono assassini di professione. Non facilitarli nel compito di ucciderti!"
"Voglio solo dare un'occhiata... E tu non sei tenuta a seguirmi ovunque!"
Replicai stizzito.
Invece aveva deciso di farlo.


Non era di certo la prima violazione di domicilio che facevo.
Ci intrufolammo all'interno del comprensorio ed entrammo nell'atrio da una finestra laterale. Subito notai una porta accostata nel sotto scala, che conduceva ad una sorta di scantinato sotto il palazzo.
Cindy mi guardò per un istante.
"Spero che tu sappia quello che stiamo facendo..."
"Fai andare avanti me."

Sapevo di non poter fare granchè da solo.
Ora che sapevamo di quella loro base bisognava muoversi con cautela.
Avanzai con passi incerti, per capire se ci fosse ancora qualcuno all'interno di quel seminterrato, ma non percepivo alcun odore, nè di umano nè di altra natura. Imboccammo così lo stretto cunicolo che conduceva verso il centro dell'edificio. Ad ogni passo l'umidità percepibile aumentava sempre di più. Stavamo scendendo in maniera impercettibile, ma eravamo di qualche metro al di sotto del livello della strada. Di questo ero certo.
Mentre avanzavamo nella penombra, intravidi un'altra piccola porta nel muro nord.
Mi accostai ad essa cercando di capire se ci fosse qualcuno dall'altra parte ma mi ricordai di quello che aveva detto Josef.
Poteva esserci pieno di gente lì dentro, ma non essere percepibile al mio olfatto.
E così feci la cosa più semplice del mondo.
Bussai.
"MICK! SEI IMPAZZITO?"
Cindy strabuzzò gli occhi dalla paura, mentre strozzava la voce in gola in un urlo insonorizzato.
Ma dall'altra parte ci rispose un lamento ovattato.
"Viene da lì!"
"Devono avere rapito qualcuno e lo tengono lì dentro imbavagliato..."

Ipotizzai.
"Mick, dovremmo chiamare rinforzi..."
"Sii? e li facciamo entrare qui dentro? Abbiamo camminato per un bel po', non mi sembra che sia un posto facile da esplorare."
"Se torna qualcuno, Mick...."
"Cindy....stai calma. Siamo vampiri, possiamo guadagnare velocemente l'uscita se siamo solo in due."
"Che vuoi fare?"

Provai lentamente ad abbassare la maniglia. Era aperto.
Guardai Cindy e mi resi conto che avevamo trovato quello che cercavamo.
Se quella era Neverland, si trattava di una stanza dalle pareti d'argento e noi lo avvertivamo chiaramente.
Al suo centro era legato un ragazzo ad una sedia.
Aveva lo sguardo terrorizzato e il sudore gli aveva appiccicato i capelli sulla fronte. Era ferito sul collo, ma era stato bendato approssimativamente.
Sembrava volesse metterci in guardia con gli occhi.
"Adesso ti tiriamo fuori!"
Gli spiegai mentre Cindy lo fissava sconvolta.
"Ma come, Mick? Non possiamo entrare lì dentro!"
"Ascoltami bene, Cindy, io non lascerò quel ragazzo lì!".
La avvisai, con sguardo deciso.
"Tu torna indietro se vuoi, ma io entro."
"Ma dove vai??"

Mi stava trattenendo per il braccio decisa a non mollare.
"E' una stupidaggine Mick! Queste pareti saranno come un campo gravitazionale per te, ti schiacceranno con il loro influsso!"
"Farò in fretta, non preoccuparti! Ce la farò."

E liberandomi dalla sua stretta, con decisione entrai.
Sentivo l'effetto dell'argento confondermi i sensi sempre di più ad ogni passo. La testa a tratti sembrava leggera come fosse piena d'aria e subito dopo improvvisamente, pesante come un macigno, mentre la stanza iniziava a girare intorno a me. Chiusi più volte gli occhi per riprendere il controllo visivo che stava venendo a mancare, mentre con fastidio, mi accorgevo di sudare notevolmente. Allora mi trasformai. Da vampiro, sentii entrarmi in circolo l'adrenalina per qualche secondo e guadagnai terreno.
Arrivai alla sedia ed iniziai a slegarlo, per poi aiutarlo a raggiungere l'uscita.
"Grazie... sono Sam..."
Riuscì appena a pronunciare il suo nome e mentre lo sorreggevo per le spalle e lo appoggiavo a me, il ragazzo svenne.
Perdendo quel poco di aiuto che mi davano le sue gambe, sentii anche le mie piegarsi per lo sforzo.
Le mie energie stavano venendo meno.
"Mick ci sei quasi, non mollare!" Gridò Cindy incitandomi
"Però MUOVITI!"
Allungò un braccio per raggiungerci e afferrare Sam, prima che le mie ginocchia toccassero il pavimento.
Al centro della stanza la pressione dell'argento era minore rispetto ai lati, dove le pareti facevano angolo e questo faceva si che più mi avvicinavo alla porta, più mi sentivo mancare e appesantire di continuo i muscoli, il respiro e il battito cardiaco. Cindy riuscì ad afferrarmi per una manica e a trascinarmi fuori dalla stanza.
Il ragazzo si stava lentamente riprendendo e Cindy lo tirò su dal pavimento con poco sforzo.
Poi mi diede una scrollata per farmi riprendere.
"Mick? Come ti senti? Ce la fai a camminare?"
"Sto bene...Comincia ad andare avanti... io ti vengo dietro."

Piantai i palmi a terra e mi rialzai a fatica, aiutandomi col muro.
"Spero che la tua Beth sappia quanto è fortunata... Anche se non la conosco sono sicura che è molto orgogliosa di te... "
Cindy mi allungò una mano per aiutarmi e cominciammo la risalita. Lei mi distanziò notevolmente pensando di lasciare il ragazzo accanto alla macchina e di tornare poi a prendere me.
In realtà stavo riacquisendo la lucidità mentale ma sentivo ancora gli arti intorpiditi e insensibili al tatto.
In più mi formicolavano fastidiosamente come se fossero stati addormentati.
Quando Cindy arrivò alla porta del sottoscala si voltò a cercarmi.
"Mick, resisti, torno subito."Mi avvisò.
E la vidi scomparire nel buio della notte, oltre il portone aperto. Mi mancavano pochi passi per essere all'esterno, sentivo già l'odore dell'erba delle aiuole bagnata dall'umidità serale.
Ma sulla soglia, vidi una sagoma farmisi incontro. E purtroppo non si trattava di Cindy come speravo.
"Ma guarda un po' chi abbiamo qui... Un bimbo sperduto!"
Impiegai pochissimi secondi per riconoscere la voce dell'uomo che mi parlava. Era lo stesso che aveva aggredito Josef.

"MIIIICK!!"
Urlò Cindy dal parcheggio, potevo sentirla.
"Cindy VATTENE!"
Le urlai con quanto fiato avevo in gola e lei fu ubbidiente. Schiacciando il piede sull'acceleratore, partì a tutto gas.
E qualcuno di loro tentò di inseguirla.
"Ancora tu? Ti piace fare l'eroe, eh?"
"Ogni tanto mi viene bene."

Risposi con coraggio. Ero in trappola. Pensai di prendere tempo con la conversazione, perchè non potevo muovermi come avrei voluto. Avevo bisogno ancora di qualche minuto per recuperare le forze.
"Voi invece...non siete molto bravi a non lasciare tracce. Il servizio di pulizia ha dovuto lavorare sodo per colpa vostra e gratis... Dato che avete ucciso voi Flown per prendervi la voce degli angeli. "
"Ma bravo... bella intuizione, vampiro! E sei riuscito anche a capire a cosa ci serve?"
"Forse... Ma so con certezza che tu sei Long John Silver..."

Esclamai con strafottenza e lui alzò lo sguardo con un lampo di timore negli occhi. Avevo calato il mio asso.
"No...io sono Spugna...lui è Long John Silver..." Mi spiegò indicando alle mie spalle.
Avevo recuperato un po' di energia e lo sentivo anche senza voltarmi.
Il tiratore era sulle scale, alle mie spalle.
Stavolta avevo una carabina di precisione puntata su di me. Se non avessi almeno tentato di scappare, sarei diventato la loro bambola da torture e avevo giurato a me stesso che non mi sarei mai fatto prendere senza combattere.
Piuttosto sarei morto, facendolo.
Ma non feci in tempo a voltarmi e ad afferrare la canna del fucile, che avvertii una puntura lancinante alla schiena e lentamente cominciai ad intorpidirmi.
Quell'uomo mi aveva appena sparato qualcosa che non era un proiettile.
Il dolore che avvertivo era tagliente come una lama. La vista mi si appannò, il mio udito diventò ovattato.
Sentivo le mani e le gambe raggelarsi e gravare come pezzi di ferro, mentre il cuore rallentava pericolosamente i battiti.
Come se un pesante macigno mi schiacciasse il petto, facevo fatica a respirare.
E soprattutto, non riuscivo di nuovo a muovere un muscolo.
Muovevo appena le labbra senza poter trovare il fiato per far vibrare le corde vocali in un minimo lamento, mentre stringevo le braccia al petto per gli spasmi incontrollabili.
L'ultima immagine che vidi fu il ricordo del viso sorridente di Beth e poi, il buio.


************************************


"Mick.. MICK!Perchè non mi hai detto che stavamo indagando sullo stesso caso? MICK!"
Beth era entrata come una furia con la voce tremante per il nervoso, gettando la borsa sul divano.
Erano le 23:00. Ma io non ero in casa.
Lei aggrottò le sopracciglia stranita. Poi si versò un bicchiere d'acqua e si accorse che non c'era il mio bicchiere sporco nel lavello.
Non ero tornato nemmeno a mangiare. Improvvisamente le tornò in mente la telefonata che le avevo fatto poco prima e la mia voce seria e un po' turbata.
In quel momento, il suo respiro si fece ancora più affannoso e correndo, tornò a recuperare la borsa.
La svuotò in cerca del telefono. Nessun messaggio, nessuna chiamata senza risposta. Chiamò il mio numero e il mio cellulare squillò a vuoto fino a che non partì la segreteria. Riprovò per altre tre volte, ma io non risposi. Non potevo. Allora, con la mani tremanti scorse la rubrica.
"Josef..." Sussurrò. Aveva una strana sensazione addosso. E un brutto presentimento.
Josef aveva risposto subito con un sorriso, mentre saliva in macchina. Ma quella voce gli fece fermare il cuore.
"Dov'è, Josef? Dov'è il mio Mick? Non risponde al telefono!"
"Beth calmati! Vedrai che adesso tornerà... L'ho sentito poco fa..."
"Ha chiamato anche me, mi ha detto che dovevo venire qui a casa sua, e che mi avrebbe raggiunto al più presto..."
"Appunto...arriverà!"
"Non sono tranquilla... mi ha nascosto troppe cose. Se sai dov'è, cercalo Josef! Per favore! E riportalo a casa!"

Josef cercava in tutti i modi di mantenere Beth tranquilla. Ma lui non lo era affatto. Quando gli sembrò che Beth si fosse un poco rassicurata, senza perdere un minuto girò la chiave d'accensione della Ferrari e con una sgommata partì, facendo rombare paurosamente il motore.
"Mick dove diavolo sei finito..."
Ma appena imboccata Duvalon Boulevard percepì un odore familiare. Decisamente familiare che poteva dare una risposta alle sue domande.

Intanto Beth in casa camminava come una forsennata su e giù torturando tutto quello che le capitava fra le mani:
"Sta bene..." si ripeteva "Non è niente....tornerà da me, lui mi ama....tornerà da me tutto intero"
In quel momento mi odiava, odiava me e odiava sè stessa, odiava il mondo che ci separava e che se ne stava la fuori a cercare di fare di tutto per separarci, per metterci l'uno contro l'altra, per farci essere infelici.
"Passeremo tutta la mia vita qui dentro se sarà necessario...sappilo!"
Esclamò arrabbiata inveendo contro la finestra, per poi ricominciare a fare su e giù.
Le lacrime minacciavano di scorrerle sul viso ma le ricacciò indietro.
La mia piccola Beth era forte e nonostante il caos di rabbia, preoccupazione e ansia che le scorreva dentro, aveva deciso di restare ad aspettare, di darmi fiducia e di non immischiarsi in cose in cui sapeva che io non volevo coinvolgerla.
"Mick...ti prego, torna qui. Torna da me"
Ripetè stringendo una mia maglia che aveva trovato sulla sedia nel mio ufficio mentre annusava il mio odore sull'indumento stretto al suo corpo.
"Torna da me"
Ripetè ancora sentendo il cuore correre e l'angoscia e la paura attanagliarle lo stomaco.


************************************


L'uomo col cappellino fissava ancora con attenzione la mia licenza investigativa, mentre andava verso il suo minivan.
"Mick St. John... Non mi è nuovo questo nome..."
"Ehi Phil..."
"Allora?Cosa ha detto Hook?"
Domandò al compagno, voltandosi mentre apriva lo sportello.
"Ha detto che questo Mick St. John sa troppe cose, perciò non possiamo portarlo con noi, dobbiamo lasciarlo qui..."
"Cosa? Ma morirà!! Era sulla lista, Jim!!"

L'uomo col cappellino si girò con un brivido per un istante. Poi afferrò i fogli che aveva sul cruscotto e scorse dal primo all'ultimo nome.
"Eccolo qui...lo vedi? Lo sai che questa è una cosa grave...LEGGI!".
Gli ripetè nervosamente, schiaffandogli in faccia il foglio incriminante ma Jim gli si rivolse per nulla turbato.
"Ho letto, ho letto...è l'ultimo...c'era per miracolo in quella lista. Ma la colpa è sua, voleva colpirmi. Se non lo avessi fatto mi avrebbe ucciso, maledizione! E ormai...è andato!"
"ORMAI UN CORNO! E' sulla lista!"
Insisteva il socio.
"Senti Phil, quel vampiro è condannato, gli ho sparato una dose di Ag 919 che avrebbe steso un cavallo non morto...non possiamo farci nulla. Vedrai che andrà tutto bene... La Legione ha tutto sotto controllo. Adesso chiama Talbot. E aiutami a spostarlo, prima che St. John inizi a puzzare e qualcuno lo trovi in mezzo alla strada!"
Se avessero potuto sentire col mio naso, avrebbero avvertito un altro odore nell'aria, molto più antico.
Che sfrecciava nella nostra direzione sulla strada come se fosse deserta.


************************************


Il vice procuratore Benjamin Talbot scese dalla macchina e raggiunse i due uomini. Era solo.

"Abbiamo un problema, signor Talbot..."
Ben li fissò preoccupato.
"Neverland è bruciata. E abbiamo dovuto ferire un certo Mick St. John..."
"Ah, dì piuttosto che è moribondo!"
Precisò Jim.
"MICK ST. JOHN?"
Ben sobbalzò a quel nome.
"Io avevo capito che quelli sulla lista erano intoccabili!"
"Infatti, signore... è stato un nostro errore."
Si scusò Spugna.
"Un piccolo incidente..." Si giustificò Long John Silver.
"Se Mick St John dovesse morire, io vi sbatto in galera a vita! E faccio chiudere la Fondazione! Sono stato chiaro? Ditelo al vostro capo!"
Ben si era innervosito e smaniava come un cane bastonato.
"Le regole devono esistere per tutti!"
Disse con stizza sbattendo il pugno sul cofano della sua auto. E in quel momento avvertì il rombo lontano della Ferrari. Vide i fari illuminare il vialetto e svoltare davanti al garage.
"Ora eclissatevi...e cercate di farlo per un bel po'!"
Josef aveva sentito il mio odore, poi aveva visto la Mercedes parcheggiata lungo la strada. Avvicinandosi, di era accorto con orrore che ero sdraiato a terra dietro i secchioni, come un rifiuto qualunque. Provò in quel momento qualcosa che raramente aveva provato, un odio incontenibile.
E si sentì strizzare il cuore quando si chinò sull'asfalto bagnato, sopra di me.
Non avevo perso conoscenza e lui all'inizio non pensava che fossi tanto grave.
"Mick! Ma che diavolo volevi fare da solo? Eh?"
Solo pochi istanti e trovò l'ago con la fiala ancora infilata nel mio fianco. Quando fece per toglierla, si rese davvero conto.
"Maledizione! Stai sveglio, hai capito? Cerca di stare SVEGLIO!"
Io rantolavo con quel poco di fiato che mi usciva dalla gola con un sibilo, mentre lui mi sollevava per mettermi sul sedile.
"Restisti Mick...ti porto a casa, dalla tua Beth! Resisti!"
Ricordo bene cosa sussurrai in quella auto mentre mi porgeva l'orecchio. L'unica cosa che cercavo di ripetere da mezzora.
L'unica cosa che sapevo.
"Sto morendo..."
In realtà stavo soffrendo sotto tortura.
E quello che all'inizio era un dolore, stava lievemente svanendo insieme al tremore. Non perchè lo stessi vincendo, ma perchè non avevo più la forza per oppormi ad esso. Mi stavo lasciando andare.
"No Mick..NON te lo permetterò."
Mi aveva gridato lui con convinzione.
"Dio fa che si salvi... fa che si salvi..." Sussurrava a denti stretti mentre guidava pericolosamente.
E dovevano essere diversi anni che non pregava.


************************************


Josef mi portò a casa in pochi minuti, come se avesse messo le ali.
Inchiodò la Ferrari lasciando metà copertone sull'asfalto durante la frenata.
E si precipitò fuori dall'auto.
Quando Beth ci aprì la porta, il suo cuore si fermò per un istante.
Quell'ultimo soffio di vita che c'era in me, aspettava solo lei.
" O MIO DIO!"
Josef mi lasciò scivolare sul divano e si fiondò al frigo
"Beth! AIUTAMI!! il SANGUE! MI SERVE IL SANGUE!"
"Lì dentro! C'è il MIO!!"
Urlò lei con decisione.
Josef capì all'istante a cosa si riferisse.
Spalancò il frigo trovando le fialette di Beth.
"Resisti Mick..."
Josef mi sparò in vena tutte le fiale che Beth aveva raccolto in due giorni.
Erano poche per quante davvero ne servissero.
Ma poi lei piangendo si stava già spogliando per porgere il braccio ad un nuovo prelievo
"Prendi tutto quello che ti serve, ma salvalo..."
Lo implorava.
E Josef fece tutto il possibile.
Ci provò, ci provò davvero. Ma le mie palpebre erano troppo pesanti per aprirsi, il respiro troppo faticoso.
Ad un tratto trovai la forza di spalancare gli occhi con grandissima fatica.
Le mie pupille erano più grige che mai.
Le occhiaie più profonde e la pelle ancora più bianca. Il respiro ridotto ad un lievissimo fiato.
"Beth..."
"Resta con me Mick...Andrà tutto bene...sono qui...non ti lascio."
Mi sussurrò lei, con la voce spezzata dai singhiozzi.
"Ti amo Mick...Andrà tutto bene..."
Mi ripeteva baciandomi ed accarezzandomi lentamente, mentre mi stringeva forte la mano.
"Coraggio Mick...Metticela tutta...."
Implorava Josef mentre sentiva il battito del mio cuore affievolirsi ogni minuto di più e il mio respiro farsi sempre più rado e pesante.
Agonizzavo ormai da troppo tempo e nonostante il sangue di Beth, mi addormentai sotto i loro occhi, tornando in forma umana. E sognai.
Feci tanti incubi tali da agitarmi continuamente digrignando i denti. Sognavo di bruciare tra le fiamme dell'inferno.
"Ho fatto tutto quello che potevo...vedremo se ha funzionato...non ho la più pallida idea di cosa gli stia succedendo. Non sono sicuro che gli abbiano iniettato solo argento..."
Josef si abbandonò sulla mia poltrona, portandosi la testa tra le mani. Si sentiva impotente di fronte a quella situazione.
Pensava al fatto che mi aveva trovato solo in quel vicolo. Pensava che se ci fosse stato anche lui, lì con me, tutto questo non sarebbe mai accaduto. Perchè lui avrebbe avuto la fermezza di uccidere, se necessario, anche quando a me fosse mancato il coraggio.
Sentivo il suo sguardo triste su di me, sentivo quello sofferente di Beth e sentivo anche le loro voci spezzate dalla commozione e dalla paura, ma non riuscivo a riprendere il controllo di me stesso.
Beth pianse tutta la notte su di me. E la mattina dopo pensò di andare a prendere il registratore e posando il suo dito smaltato sul tasto del play, lo azionò.
La voce degli angeli si spandeva nell'aria della stanza e Josef si destò dal suo dormiveglia.
"Beth?"
"Gli piaceva questa musica...."
"Piace anche a me..."

Ma non piaceva a lei. Le straziava il cuore riducendolo a brandelli in quel momento di profondo sconforto.
"Forse può aiutarlo..."
Beth sentì le lacrime riempirgli gli occhi. Non riusciva più nemmeno a vedere bene il sorriso stanco di Josef che voleva rassicurarla.
Il groppo che aveva in gola le impediva di deglutire e si appoggiò a lui per raggiungere di nuovo il divano.
E in quel momento trovai la forza di svegliarmi.
E schiudendo le ciglia, trovai il suo sorriso a darmi il buongiorno.
Josef si avvicinò e le accarezzò la spalla, sorridendo.
"L'hai salvato, Beth...è stato il tuo sangue a salvarlo..."

Se la avessi abbracciata, sarei morto. Invece la sua essenza da mortale mi aveva probabilmente curato.
Non ero stato io, con i miei poteri sovrannaturali, a salvarle la vita.
Era stata lei con il suo essere stupendamente umana a salvare la mia.
Forse era stato il sangue di Beth. Forse la voce degli angeli. Forse tutte e due le cose o soltanto il destino.
Ma nel mio cuore sapevo di dover ringraziare Dio per le cose più importanti che avevo: l'affetto sincero di Josef e l'amore immenso di Beth.


************************************


Chiuso nel suo ufficio, il vice procuratore Talbot sembrava agitato.
Camminava a braccia conserte avanti ed indietro per la stanza senza potersi dare pace, preso da una sorta di smania incontenibile.
Ad un tratto sentì il telefono squillare.
Si spostò i bordi della giacca e rimase per qualche secondo pensieroso con le mani ferme sui fianchi.
Si stava nervosamente mordendo il labbro, indeciso se risponere o meno.
Al quarto squillo si precipitò a prendere la cornetta.
"Pronto?"Gli rispose una voce che conosceva molto bene e che aveva imparato a temere.
"Mick st John è sopravvissuto."
"Ah, è lei...Quello che stava per succedere è..."
"Non è successo nulla. Questo è l'importante. Lei non si preoccupi. Continui a fare quello che le ho chiesto... e noi faremo la nostra parte. Buonanotte signor Talbot."

All'altro capo della cornetta avevano già riagganciato ma Ben rimase freddato in quella posizione.
Quando riuscì a muoversi lentamente, seguì l'istinto e prendendo il cellulare iniziò a scorrere la rubrica fino a fermarsi sul nome che i suoi occhi stavano cercando.
Beth Turner
Il suo sguardo si incupì. E facendo appello al suo buonsenso ricacciò la tentazione di chiamarla.
"Non gli permetterò di farti del male Beth...non glielo permetterò."


************************************


Josef invece aveva messo un passo dietro l'altro meccanicamente fino ad arrivare a casa di Simone.
Quando lei gli aveva aperto, gli si era gettata al collo.
Era arrabbiata, ma dopo averlo visto, era sbiancata. E aveva iniziato a tempestarlo di domande
"Josef..sei sconvolto, che è successo? Stai bene?Avevi promesso di venire da me.. ti ho chiamato e ho aspettato fino alle 3, mi hai fatto preoccupare..."
Josef spostò lo sguardo stanco su di lei, ma non aveva nemmeno la voglia di stringerla a sè.
Avanzò di qualche passo nella stanza col viso affranto dalla stanchezza.
E dal peso dei suoi pensieri. Erano troppi e troppo agitati per tenerli buoni ancora nell'angolino buio.
Qualcuno aveva acceso la luce e ora come tanti demoni impazziti, correvano sparpagliandosi ovunque, nella sua mente.
Josef faticava per tenerli a bada.
"E' stata una notte intensa...Hanno quasi ucciso Mick."
Si voltò per guardarla e con voce atona pronunciò poche parole, ma chiare e ferme.
"Io non voglio abbracciarti, Simone. Non lo farò mai. Perciò se vorrai continuare a vedermi non dovrai chiedermelo."
Simone faceva fatica a credere che gli parlasse con quel tono apatico. Non lo aveva mai visto in quello stato così provato.
Ma il brivido che la percorse le fece capire che era serio e molto convinto di quello che diceva.
In realtà sembrava le stesse dicendo che non avrebbe mai potuto funzionare come sperava. Che doveva rassegnarsi.
"Sono venuto solo per dirti questo...Mi dispiace."
Spiegò abbassando lo sguardo, per evitare di scorgere nei suoi occhi quel qualcosa che li univa e che, ne era sicuro,
si sarebbe spezzato in modo tanto brusco da lasciare un segno evidente sul suo viso.
Perciò preferì girare i tacchi e così come era entrato, senza essere invitato, imboccò la porta ed uscì con passo lento e cadenzato.
Se Simone avesse potuto guardargli nel cuore, ora che qualcosa aveva rinvigorito una piccola fiamma di speranza, avrebbe letto un nome riaffiorare lentamente dall'abisso dei suoi sentimenti più profondi.
Sarah.


Fine ff episodio 18

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"Ciò che vogliamo non sempre conta...
ma ancora una volta capita che è Tutto ciò che conta."

[ Mick St John]


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MOONLIGHT...
Guardate la prima stagione e capirete perchè ci piace tanto e abbiamo lottato con le unghie e con i denti per salvarlo...Ora possiamo solo "abbracciarlo" e dargli una nuova vita.
La nostra.
Nel Primo GdR Italiano.


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view post Posted on 22/8/2009, 16:26P_QUOTE
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...anche questo episodio è bellissimo, complimenti , scritto veramente bene, scorre che è una meraviglia!!!..e complimenti anche per la trama,,avvincente..

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view post Posted on 5/9/2009, 01:06P_QUOTE
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Bellissimo davvero!! siete stati bravissimi!! tutto in ottimo stile Moonlight!! non vedo l'ora di leggere il resto!!
 
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2 replies since 3/11/2008, 15:15
 

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